A fine marzo a Milano un anticipo di Expo

Seeds&Chips: esposizione, convegni e workshop con start-up e innovazioni dal mondo dell’agrifood

Una serra galleggiante protegge colture idroponiche e le alimenta dissalando o purificando l’acqua su cui galleggia, una macchinetta, strana e mai vista, produce una sorta di “caviale vegetale”, mentre una stampante 3D crea cioccolatini. Sono alcune delle innovazioni che saranno presentate a Seeds&Chips, Salone internazionale dedicato alle start-up digitali innovative che operano nel settore agroalimentare ed enogastronomico. Ci presenta l’evento, nel video, Marco Gualtieri, CEO di Milano Cucina.

La kermesse, che si tiene a Fiera Milano City dal 26 al 29 marzo, intende porre l’attenzione sul legame sempre più stretto tra cibo e tecnologia e rappresenta una vetrina per i progetti sviluppati con l’intento di ottimizzare e modernizzare la filiera.
Applicazioni, servizi e tecnologie stanno cambiando il modo in cui il cibo è prodotto, trasformato, distribuito, consumato e comunicato; alcuni lo chiamano Internet of Food: ci aiuta a conoscere e condividere la gioia del cibo, ma anche a efficientare il lavoro di milioni di agricoltori, produttori, ristoratori e operatori.
Si produce con maggior efficienza e nel rispetto della sostenibilità: così – grazie alla innovazione tecnologica – la sicurezza alimentare, la lotta agli sprechi e il diritto al cibo per tutti hanno un alleato in più. E saranno proprio la sostenibilità, l’innovazione, la creatività, il cibo del futuro e le tecnologie applicate i temi di Seeds&Chips articolati – oltre che in uno spazio espositivo – anche in conferenze, workshop e seminari.

Ecco alcuni dei protagonisti:

Jellyfish Barge e le colture idroponiche

Qui è disponibile la nostra intervista ad Antonio Girardi di Pnat, think tank che ha progettato Jellyfish!

Colture idroponiche

Jellyfish Barge è una serra modulare costruita su una piattaforma galleggiante in grado di garantire sicurezza idrica e alimentare, fornendo acqua e cibo, senza pesare sulle risorse esistenti. La struttura, costruita con materiali a basso costo, assemblati con tecnologie semplici e facilmente realizzabili, è composta da un basamento in legno di circa 70 mq che galleggia su dei fusti in plastica riciclati, e da una serra in vetro sorretta da una struttura in legno. L’acqua dolce è fornita da dissalatori solari disposti lungo il perimetro e in grado di produrre fino a 150 litri al giorno di acqua dolce e pulita partendo da acqua salata, salmastra o inquinata. La distillazione solare è un fenomeno naturale: nei mari, l’energia del sole fa evaporare l’acqua, che poi ricade come acqua piovana. In Jellyfish Barge il sistema di dissalazione replica questo fenomeno naturale in piccola scala, risucchiando l’aria umida e facendola condensare nei fusti a contatto con la superficie fredda del mare.
La poca energia necessaria a far funzionare le ventole e le pompe viene fornita da sistemi integrati nella struttura che sfruttano le energie rinnovabili.
La serra, inoltre, incorpora un innovativo sistema di coltivazione idroponica fuori terra che garantisce un risparmio di acqua fino al 70% rispetto alle colture tradizionali, grazie al riuso continuo dell’acqua. Jellyfish Barge in più utilizza circa il 15% di acqua di mare che viene mescolata con l’acqua distillata, garantendo un’efficienza idrica ancora maggiore. Il complesso funzionamento del sistema colturale è garantito da un impianto di automazione con monitoraggio e controllo remoto.
Jellyfish Barge è stata pensata per sostenere circa due nuclei familiari, quindi è appositamente di dimensioni contenute per rendere semplice e fattibile la sua costruzione anche in condizioni di ristrettezze economiche. È modulare, per cui un singolo elemento è completamente autonomo, mentre più serre affiancate possono garantire la sicurezza alimentare per un’intera comunità. La forma ottagonale della piattaforma consente di affiancare diversi moduli collegandoli con semplici basamenti galleggianti a base quadrata, pensati per poter diventare mercati e luoghi di incontro di una piccola comunità sull’acqua.

Colture idroponiche2

Sicuramente l’idroponica è sulla cresta dell’onda, lo dimostra anche una serie di altri progetti già visitabili, proprio a Milano. Un esempio è a Cassina de Pecchi, dove, nell’azienda di Guglielmo Stagno d’Alcontres, le fragole crescono sospese in serre fotovoltaiche energicamente autonome. Più proiettata verso il futuro poi è la start up italiana Robonicache sta progettando mini impianti idroponici automatizzati da appartamento. In questo caso i vegetali sono alimentati da led a basso consumo e gestiti da un sistema cloud autodiagnostico. Adatti anche per chi non ha il pollice verde.

Green Onxy
In tema di fattorie urbane e di ottimizzazione delle risorse, ma soprattutto di start-up, Israele ha molto da insegnare, l’ultima nata in ambito agrifood è Green Onxy una macchinetta da caffé che produce una sorta di caviale vegetale verde: il Khai-nam. Ricco di proteine, fibre, vitamine e minerali, rispetta tutte le norme della FDA e si presenta in brillanti palline verdi, dalle dimensioni e dall’aspetto del caviale.
Per avere la quotidiana porzione di caviale verde – da mangiare in insalata, spremere per un succo o utilizzare come crema – servono solamente energia elettrica, acqua e delle misteriose capsule. Nota non di poco conto, queste palline sanno di broccoli e non odorano.

 


 

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