A Torino piace caldo

Usare il calore per produrre energia

Articolo di Davide Coero Borga
(Smart City N.1 – Ottobre 2011)

La rivoluzione silenziosa…
Prendere i vapori caldissimi di una centrale elettrica, intubarli sottoterra e riscaldare mezza città: questa l’idea alla base di una rete di teleriscaldamento. Un mezzo semplice, pulito, economico e sicuro per riscaldare gli edifici.
Un investimento considerevole per privati e comunità. Il calore prodotto dagli impianti di cogenerazione della centrale termoelettrica di Moncalieri e distribuito attraverso un complesso di reti interrate che si estendono per oltre 400 chilometri, con una volumetria complessiva di circa 39 milioni di metri cubi (oltre il 40% della volumetria complessiva della città), ha fatto di Torino la città più teleriscaldata d’Italia. Con una popolazione servita di oltre 400000 abitanti e un progetto che mira ad espandere la rete. Decine di migliaia di impianti di riscaldamento a metano e oli combustibili spenti in favore di un’unica emissione controllata, quella della centrale termoelettrica, che ci sarebbe comunque stata.
E quest’anno entra nel vivo il progetto Torino Nord che, con una centrale di cogenerazione da 400 MW elettrici e 220 MW termici, è in grado di rilasciare calore ad altri 120 chilometri di tubature che si interconnetteranno con quelle già esistenti per andare a servire 150.000 nuovi utenti.

Dentro una centrale a cogenerazione
La centrale di Moncalieri, che dispone delle più avanzate tecnologie per la produzione simultanea di energia elettrica e termica, è la sorgente principale del calore che alimenta la rete di teleriscaldamento di Torino.
È costituita da due impianti di cogenerazione a ciclo combinato, il 2° GT e il 3° GT, con una potenza elettrica complessiva di circa 800 MW e una potenza termica in assetto di cogenerazione di circa 520 MW. L’impianto tipo è costituito da:
– una turbina a gas che genera circa 270 MW di potenza elettrica con un rendimento di circa il 39%;
– un generatore di vapore a recupero di calore, a tre livelli di pressione, alimentato con i gas di scarico caldi provenienti dalla turbina a gas;
– una turbina a vapore a condensazione con prelievo regolato di vapore a bassa pressione per la produzione di calore per la rete di teleriscaldamento;
– un sistema di condensazione raffreddato con l’acqua proveniente dal Po;
– un blocco di produzione di calore per la rete di teleriscaldamento sotto forma di acqua surriscaldata a 120°C;
– un sistema di dissipazione di calore ad aerotermo con temperatura ambiente di 30°C, per il raffreddamento dell’acqua surriscaldata del teleriscaldamento.
Parliamo di un impianto che, in assetto elettrico, ha un rendimento complessivo superiore al 57%. In assetto di cogenerazione, il rendimento complessivo supera l’87%.

Gli impianti di integrazione
Il teleriscaldamento non è certo una tecnologia nuova eppure non sempre sono chiari i vantaggi che offre, primo fra tutti l’eliminazione della caldaia e di tutte le incombenze e le spese che ne derivano. Ma c’è un altro aspetto da considerare. Infatti laddove esiste una rete di teleriscaldamento si apre la possibilità per tutte quelle realtà industriali, anche piccole, che tuttavia producono calore di scarto, di immetterlo nella rete di riscaldamento. Si tratta in sostanza della ben nota filosofia della generazione distribuita che si sta applicando nel settore delle energie rinnovabili, e che è stata trasferita con successo anche in questo ambito. Le reti, per loro natura, sono in grado di accumulare intelligenza anche quando non sono di natura informatica.
È così che da Moncalieri, alla periferia di Torino, la rete del teleriscaldamento ha raccolto una serie di impianti a integrazione della linea: dal BIT di corso Unità d’Italia, al complesso del Politecnico in corso Ferrucci – un innovativo sistema di accumulo di calore da 2500 m3 in grado di ottimizzare l’energia termica prodotta dalla centrale di cogenerazione di Moncalieri, consentendo di contenere al massimo il funzionamento della centrale termica Politecnico – e all’impianto di Mirafiori Nord.
In questi mesi si sta effettuando il riempimento di parte della rete di trasporto del progetto Torino Nord collegandola con la rete esistente di Torino Centro. L’idea è eseguire le prove di collaudo delle opere in tempo utile per consentire il teleriscaldamento delle prime nuove utenze all’inizio della stagione di riscaldamento. Si tratta, insomma, di un cantiere sempre aperto.

Distribuzione controllata
La gestione delle reti di teleriscaldamento nella Città di Torino è svolta da AES Torino, una joint venture tra IREN Energia e Italgas. Un’operazione che coinvolge a pieno titolo anche gli edifici pubblici e comunali: municipio, circoscrizioni, asili nido, scuole materne, musei, biblioteche, impianti sportivi, uffici centrali e periferici. Circa 850 edifici per una volumetria riscaldata di 8.100.000 metri cubi, oltre l’8% degli edifici torinesi.
Mettere il termostato nelle mani dell’azienda che produce il teleriscaldamento assicura un trattamento equo e, indirettamente, ecocompatibile. È interesse del gestore della rete efficientare al massimo la distribuzione regolando i consumi. Il calore, trasferito mediante una rete di distribuzione a circuito chiuso ai fabbricati serviti dalla rete, è costantemente verificato da una sensoristica collocata nelle sottostazioni di scambio termico (costituite da uno scambiatore di calore e dai dispositivi di sicurezza previsti dalla normativa).
Come dire: i gradi previsti dalla legge, e nulla più. Con buona pace di chi ama girare per casa in brache di tela e canottiera, anche a gennaio.

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