Intelligenza artificiale e l’algoritmo magico, un mito da sfatare

Dall’incontro con Massimo Pellegrino partner PWC alla SingularityU Summit una riflessione sullo stato dell’arte dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sulle organizzazioni

L’intelligenza artificiale è sempre più pervasiva, quasi quotidianamente vengono pubblicati articoli che ne magnificano le qualità destinate a sconvolgere praticamente tutti gli ambiti della vita.

Medicina, comunicazione e ovviamente business saranno sconvolti, innumerevoli i lavori destinati a scomparire al fine di liberare l’uomo dalla fatica del lavoro. Il tutto grazie a straordinari mix di nuove tecnologie che vedono intelligenza artificiale unita a robotica, machine learning e quant’altro.

Scenari mediatici pensati per affascinare, futuri distopici che però sono poco attenti alla realtà attuale, che si trova a dover affrontare problemi molto più “bassi” e concreti.
Su queste tematiche in occasione del Summit italiano della Singularity University abbiamo incontrato Massimo Pellegrino partner PwC Strategy.

Con Pellegrino abbiamo cercato di capire quale sia lo stato dell’arte nelle imprese italiane, come approccino l’intelligenza artificiale e cosa debbano fare per poterla effettivamente applicare.

Sono emersi alcuni dati piuttosto interessanti: secondo PWC l’85% del lavoro che deve essere fatto per poter applicare e usare l’intelligenza artificiale in maniera utile, riguarda i dati, la loro gestione e organizzazione.

Gli algoritmi magici che danno vita all’intelligenza artificiale non solo non esistono (in quanto magici), ma hanno bisogno, nel “back-office”, di un grande lavoro culturale, di una organizzazione e di una struttura in grado di comprendere quali siano le domande giuste da porre e quale sia effettivamente il loro l’impatto sull’organizzazione.

Insomma, non si tratta di una bella app plug & play, ma di “semplici strumenti” che per funzionare bene hanno bisogno di un profondo processo di crescita complessivo della struttura che li progetta, li organizza e si mette nelle migliori condizioni possibili per farli funzionare. Le soluzione di intelligenza artificiale e gli algoritmi che le governano sono quindi il risultato di tanto lavoro.

Detto questo, ci sono ambiti di applicazione più maturi, settori più interessati e interessanti, tenendo sempre conto che la tecnologia oggi si approccia lavorando con un ecosistema e bisogna essere pronti ad aprirsi a collaborazioni, dal momento che è praticamente impensabile, soprattutto in questo ambito, “farsi tutto in casa”.


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