Big data sull’Università, il rapporto dell’ANVUR

Pubblicato il report dell’ANVUR sulla Qualità della Ricerca (2004-2010)

E’ stato pubblicato nel 2013 il report dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR). Il report è il risultato di un lavoro lunghissimo di raccolta, scrematura e analisi dei dati sui prodotti della ricerca degli Atenei italiani (ma anche delle agenzie si ricerca, degli istituti e dei consorzi interuniversitari): sono occorsi anni solo per la preparazione dei dati, senza contare la successiva valutazione, attraverso metodi sia bibliometrici sia di peer review (coinvolgendo una grandissima massa di revisori specializzati).

Il risultato è dato da una serie impressionante di dati e di risultati della valutazione, con una conlusione generale tutto sommato ottimistica: “Emerge un quadro della ricerca italiana nel suo complesso competitiva rispetto a singoli paesi e a insiemi significativi degli stessi, nonostante la posizione di retroguardia nel numero di addetti alla ricerca e nel suo finanziamento”.

Parte fondamentale del report è rappresentata dal resoconto delle metodologie adottate, funzionale a una valutazione ulteriore. Perché la vera fase di analisi, per il decisore politico e in generale per chi deve cogliere il senso di queste valutazioni, viene ora e non è detto che i ranking prodotti siano leggibili in maniera lineare, come semplici classifiche. Comparare i risultati in aree della ricerca completamente diverse spesso non è possibile, precisano gli autori del report, e le metodologie non sono uniformi.

La differenza più macroscopica riguarda la ricerca in aree umanistiche, dove non è stato possibile basarsi sulla bibliometria, ma solo sul peer review. Un altro esempio viene da Nature, che, in un articolo di commento subito uscito, fa notare la collocazione relativamente bassa del CNR, che si posiziona nel ranking generale al di sotto dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Si precisa infatti subito come ciò dipenda da un lato dal numero inferiore di inviati dal CNR all’ANVUR per la valutazione, d’altro lato dal fatto che parte dell’attività scientifica del CNR – quella che riguarda ad esempio il trasferimento tecnologico – cade al di fuori dell’analisi del report.

Siamo di fronte, dunque, a un grande data base di valutazioni comparate, che occorrerà percorrere e scandagliare minuziosamente, per trarne conclusioni puntuali e circostanziate. Come si sottolinea in chiusura del report: “In conclusione, crediamo che la VQR [Valutazione della Qualità della Ricerca] dispiegherà i suoi effetti benefici nei mesi e negli anni a venire se i suoi risultati saranno studiati nel dettaglio e analizzati con attenzione, e utilizzati dagli organi di governo delle strutture per avviare azioni conseguenti di miglioramento. Un segnale incoraggiante è lo spirito di grande interesse e collaborazione con l’ANVUR delle strutture valutate, per le quali la VQR ha richiesto lavoro e impegno in un momento di grande trasformazione e difficoltà (in particolare per le università)”.
A gennaio 2014 sono stati diffusi correzioni e aggiornamenti, come descritto in questa pagina del sito ANVUR.


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