Ecco perché comunque vada Bitcoin ha vinto

All’incontro Blockchain disruptive revolution organizzato dagli ex allievi Ammisa  abbiamo incontrato Giacomo Zucco Ceo di Blockchainlab

Comunque la si pensi e qualunque sia il risultato una cosa è certa, Bitcoin ha vinto. Non è importante il suo valore, se sia salito a 10 o 20 mila dollari, la cosa che conta è l’azione culturale che sta svolgendo.

Se infatti il digitale, per i non addetti ai lavori, era guardare o scaricare film o musica, siti vari e social, il Bitcoin ha avuto il merito o meglio, parte del merito, di catapultare tutti noi nel mondo ben descritto dal filosofo Floridi. Quello dell’infosfera in cui siamo tutti immersi. Quello definitivo del digitale che, con il coniare una sua moneta, qualsiasi essa sia e qualsiasi valore abbia, chiude definitivamente un cerchio.
Non è importante definire l’esistenza o meno di una bolla finanziaria o la forza della speculazione che la cavalca, la cosa importante è che molti, grazie al fenomeno delle criptovalute stanno comprendendo che, semplicemente, c’è un nuovo standard, un nuovo modo di fare, dire le cose e di attribuire valore.
Quello che già da tempo si racconta e si cerca di spiegare descrivendo un mondo dove le più importanti aziende non hanno asset fisici, confrontabili con quelli più classici (e anche post fordisti) oggi è reificato, e non è un gioco di parole, nel movimento delle criptovalute.
Poi certo, Bitcoin rappresenta la migliore applicazione della blockchain, forse non servirà a niente perché come moneta è relativamente spendibile (per motivi strutturali: muoverla è costoso e avviene lentamente; in questi giorni spostare da un exchange a un wallet alcuni Bitcoin costa 30 – 40 dollari e avviene in non meno di un’ora) e come oro è ancora poco credibile (come riserva di valore ha una volatilità troppo elevata e offre poche garanzie, è difficile da spostare e da conservare, a meno di non essere dei buoni “smanettoni”).
In ogni caso sta avendo l’indubbio merito di sdoganare definitivamente il digitale. Cioè, a prescindere di come la si pensi, è indubbio che l’azione di digitalizzazione che ha compiuto è meritoria.
Per giocare o scommettere sulle criptovalute migliaia di piccoli risparmiatori hanno provato o si sono iscritti a un exchange, magari hanno aperto un wallet, facendo una foto dei propri documenti con il cellulare e spedendola chissà dove.
Appunto, semmai il rischio che si corre è quasi il contrario, cioè che la semplicità e l’euforia della novità non porti dalla ritrosia all’entusiasmo, senza passare da un utilizzo ragionato degli strumenti a disposizione.
Non sappiamo se il 2018 sarà l’anno del fintech, ma certamente l’esplosione delle criptovalute ha aiutato a capire che ci sono tecnologie per svolgere infinite pratiche burocratiche direttamente dalla propria poltrona, magari dopo cena. Soprattutto inoltre si è capito che anche sistemi burocratici complessi, come le banche e i sistemi finanziari, possono servirsi di tecnologie all’avanguardia, la speranza è che la conoscenza comporti una spinta all’adozione e quindi una pressione verso le amministrazioni pubbliche.
Tornando al Bitcoin, nell’intervista realizzata a Giacomo Zucco (Ceo di Blockchainlab) qualche giorno fa emergeva già la soddisfazione per alcune soluzioni che stanno riguardando la più capitalizzata, ad oggi, delle criptovalute.
Una serie di innovazioni che dovrebbero garantire maggiore velocità e minor costo alle transazioni e, in pratica, una più facile e ampia adozione dello strumento.
In ogni caso, a oggi l’impressione è che il valore attribuito alla moneta sia ancora effettivamente slegato dalle sue attuali qualità, mentre sia più connesso o a future potenzialità o a una scommessa.
Detto questo è interessante notare come, anche fosse una scommessa o mera speculazione, la crescita esponenziale dei Bitcoin ha dato importanti risorse di denaro a persone che inizialmente non avrebbero mai avuto accesso ai canali finanziari “normali”.
In pratica la crescita della criptovaluta ha dato a gruppi di giovani la possibilità di continuare a fare ricerca liberamente in un settore che 7-8 anni, ma anche 2 o 3 anni fa nessuno, o quasi, avrebbe finanziato.
Altre considerazioni sparse: le criptovalute vantano una barriera all’ingresso non facilmente immediatamente superabile, bisogna “essere” abbastanza digitali”, questione non da poco in un paese come l’Italia, dove probabilmente è più facile comprare fondi o titoli altrettanto rischiosi in banca o da improvvisati promotori (sono infiniti i casi).
Inoltre, uno dei mantra dei bitcoin entusiasti è stato quello di suggerire agli investitori di “scommettere su Bitcoin” tutti i soldi che si possono perdere senza problemi, affermazione che non rappresenta proprio un invito alla speculazione.
Altro discorso è quello relativo alla blockchain, se ne sente tanto parlare, ci sono poche applicazioni pratiche già in atto, Bitcoin è sicuramente una delle meglio riuscite.
Sta di fatto che c’è chi sostiene che la blockchain rappresenti un limite più che un punto di forza dello stesso Bitcoin, la farraginosità della struttura e il meccanismo stesso che la fa funzionare sarebbe infatti l’elemento di debolezza della criptovaluta. Per superare questo limite la soluzione adottata sarebbe quella di utilizzare la blockchain come elemento di verifica estremo da utilizzarsi solamente in caso di contestazione.
Di questo e altri temi abbiamo parlato con Giacomo Zucco, Bitcoin entusiasta che esprime una posizione di parte, ma sicuramente interessante.


 

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Ammisa
Blockchainlab

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