La strada scelta dal comune di Bologna per arrivare alla Smart City

Sul finire degli anni novanta si parlava già di Internet per la città e oggi sono moltissimi gli edifici pubblici connessi in banda larga. Bologna è una città da sempre all’avanguardia e, in tema di città intelligenti, la troviamo ancora una volta in prima linea.
La strada scelta dal comune di Bologna per arrivare alla Smart City percorre le vie dell’Open government, della trasparenza e dell’Open data. Sono queste le piattaforme per lo sviluppo dell’innovazione e degli strumenti di governo che l’amministrazione locale ha scelto per lanciare la sua corsa verso lo sviluppo intelligente. Il disegno di Bologna come Smart City è “social”, sostenibile e aperto al contributo creativo dei cittadini (civic commons). Questo percorso viene realizzato anche attraverso risorse esterne (private e no-profit) e grazie alle partnership europee. Iperbole 2020, la rete civica di domani, ha un ruolo fondamentale in questo processo. Dopo aver fatto la storia delle reti civiche – essendo stata un’esperienza pionieristica – oggi diventa un organismo sociale e comunitario che farà del crowdsourcing e dei contenuti generati dagli utenti un perno delle politiche pubbliche della nuova amministrazione. Idee e trumenti chiari, al servizio di obiettivi ambiziosi.
Per approfondire lo stato dell’arte di uno dei più avanzati progetti di città intelligente in Italia, siamo andati a incontrare direttamente una delle figure cardine, all’interno della giunta felsinea, per lo sviluppo di un simile disegno: Matteo Lepore, assessore al Marketing urbano e alla Innovazione.

Può descriverci brevemente il vostro progetto?
«A Bologna stiamo ridisegnando la struttura operativa del Comune, creando dei dipartimenti. Uno di questi ha il mandato di progettare il processo verso la smart city». Parte da qui l’assessore al Marketing urbano e alla Innovazione, assessorato fra l’altro nuovo. «Edifici intelligenti, mobilità e rete civica, sono questi i primi obbiettivi che ci siamo dati. Se parliamo di rete Internet per la città Bologna vanta certamente un primato nel nostro paese; è stata la prima, già alla fine degli anni novanta, a mettere in campo le prime azioni concrete in questa direzione. Wi Fi, banda larga, partecipazione dei cittadini, questo è lo scenario specifico per la rete civica. A Bologna abbiamo già molti edifici pubblici che sono connessi in banda larga, e questo ci consentirà di moltiplicare sensibilmente i punti wireless: arriveremo a 100 entro l’anno».

Si sente parlare di un vostro progetto Open Data: può parlarcene?
«Si tratta di questo. In città abbiamo “oggetti” che la percorrono, ovvero veicoli di varia natura e con funzioni diverse, comprese le biciclette del bike sharing. Sono oggetti, appunti, che possono essere dotati di sensori posizionali in grado di trasmettere dati a un server centrale. Poi abbiamo i cittadini stessi che in vario modo possono inviarci informazioni, via cellulare, Internet e attraverso il social networking in genere. Ma poi ci sono le tante indagini che si fanno sulla popolazione e, infine, tutte le informazioni raccolte dalla pubblica  amministrazione. Tutto questo patrimonio di dati lo vogliamo far confluire in una grande database aperto, a disposizione di chiunque voglia operare sulla città, e quindi anche le aziende. Chi volesse progettare servizi da offrire al pubblico, per esempio, potrà liberamente accedere a questo archivio e recuperare informazioni  che gli possono essere utili».

Dati preziosi arriveranno dal bike sharing?
«Sì, è così, stiamo per dotare tutto il parco delle biciclette di sensori in grado di rilevare, per esempio, l’inquinamento. E anche di inviare segnali sul posizionamento. Questo consentirà di costruire mappe – per esempio quella utilissima che ci permetterà di comprendere come il bike sharing è utilizzato dai cittadini – perché il miglioramento di un servizio come questo è strettamente connesso a comprenderne le dinamiche. Analogamente faremo con le auto».

Articolo di Federico Pedrocchi
(Smart City N.1 – Smau Milano 2011)

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