Dalla neuroingegneria alla domotica, il futuro della medicina. Incontro con Giuseppe Andreoni del Sensibilab (seconda parte)

L’ingegneria biomedica e la neuroingegneria fanno passi da giganti raccontandoci percorsi e ricerche che sembrano provenire direttamente dai film di fantascienza. Come spiega Giuseppe Andreoni, coordinatore del Sensibilab (Laboratorio di Sensori e sistemi biomedicali) di Lecco, il ruolo svolto dalle Brain-computer interface (interfacce cervello – computer) va sempre più verso lo sviluppo di sistemi di supporto che siano di aiuto alle persone con disabilità.

Si tratta di sistemi in grado di tradurre gli impulsi che partono direttamente dal cervello di persone magari immobilizzate, anche solo temporaneamente, e di trasformarli in ordini da impartire agli oggetti sparsi per casa o in ospedale. Le sorprese però non finiscono qui, c’è anche la possibilità di generare stimoli visivi sintonizzando l’attività elettrica del cervello sulla frequenza di una stimolazione luminosa. Strumenti raffinatissimi e prototipali che permetterebbero, per esempio, di muoversi nella direzione della luce che si sta effettivamente guardando.

Vai alla prima parte dell’intervista


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