Dalle larve di mosca si ricavano mangimi sostenibili per altri animali

Sfruttando le larve di mosca e gli scarti dell’industria agroalimentare, si ottiene una fonte proteica per nutrire pesci e polli di allevamento

A cura di Sara Occhipinti

Come spesso avviene, le idee interessanti nascono da un confronto, che può aver luogo nei posti e nei momenti più insoliti. Nel caso del progetto di cui stiamo per parlare, galeotto è stato un ‘Mercato della Terra’ di quartiere, che – tra i banchi di frutta, verdura e uova biologiche – ha favorito l’incontro tra il designer Federico Casotto, da tempo impegnato in progetti legati all’alimentazione, e l’entomologo e produttore agricolo Luigi Ruggeri. Ruggeri, oltre ad avere polli, galline ovaiole e altri animali da cortile nella sua azienda di Crespellano (Bologna), da più di 30 anni alleva alcuni insetti, prevalentemente utilizzati per eliminare dai campi altre specie dannose per le colture (nella cosiddetta ‘lotta biologica’). Interessati entrambi ai problemi relativi alla sostenibilità della filiera alimentare, hanno cominciato a dialogare e a confrontare le loro idee attorno a una specifica questione: come ridurre il pesante impatto ambientale della produzione di mangimi per gli animali da allevamento? Grazie alla fusione delle due differenti visioni e competenze, è arrivata una risposta che vede protagonisti le larve di mosca, allevate in via sperimentale da Ruggeri, e gli scarti dell’industria agroalimentare. Questo progetto, nato all’inizio della primavera, è ora diventato una start up chiamata Microvita 2050. Per saperne di più, abbiamo raggiunto telefonicamente Federico Casotto e gli abbiamo posto qualche domanda.

Come nasce l’idea alla base di Microvita 2050?
Quando si parla di “nutrire il Pianeta” – tema centrale di Expo Milano 2015 – ci si riferisce a una delle sfide più importanti e critiche del nostro tempo, considerata la limitatezza delle risorse naturali: quella di riuscire a produrre una quantità di generi alimentari sufficiente a sfamare gli oltre 9 miliardi di persone che popoleranno la Terra nel 2050. Per soddisfare questa sfida, sarà necessario parallelamente nutrire un numero sempre maggiore di animali da allevamento. Un problema non da poco, se si considera per esempio che attualmente i polli e i pesci allevati vengono alimentati sfruttando in maniera rilevante le risorse del mare (1/4 dei pesci pescati ogni anno viene usato per produrre mangimi) e della terra (1/3 dei terreni agricoli annualmente viene destinato a colture, come la soia, per la nutrizione animale). Risorse che, non secondariamente, potrebbero essere destinate a un uso alimentare umano. Qui entra in gioco la nostra idea. Per trovare una soluzione a queste criticità, abbiamo immaginato un sistema che, grazie alle mosche e agli scarti dell’industria agroalimentare, possa produrre un mangime più sostenibile per il Pianeta e che non entri in competizione con l’alimentazione umana.

Come funziona questo sistema?
Da tempo stavo approfondendo il tema delle proteine alternative, documentandomi sugli insetti come cibo sostenibile non solo per l’alimentazione umana (ndr qui un approfondimento sull’entomofagiarealizzato all’interno della nostra trasmissione di scienza Moebius-Radio24), ma anche per quella animale. Parallelamente, Luigi stava effettuando degli esperimenti con le larve di mosca: le allevava e poi le essiccava. Insieme abbiamo pensato che proprio le larve di mosca potessero rappresentare un’ottima fonte di proteine per gli animali di allevamento. Su questa base, abbiamo immaginato una biofabbrica che sfruttasse gli scarti dell’industria agroalimentare – in particolare delle aziende che trattano prodotti vegetali e che hanno diversi sottoprodotti da eliminare (per esempio le bucce, la frutta o la verdura difettata, i residui della lavorazione…) – per nutrire e far crescere le larve di mosca, successivamente raccolte, essiccate e trasformate in una farina proteica per l’alimentazione animale. Tutto il processo senza sfruttare alcuna risorsa naturale critica o di interesse per l’alimentazione umana, anzi riciclando e valorizzando gli scarti organici dell’industria. Un circolo virtuoso in cui non verrebbe sprecato nulla, neanche gli escrementi delle larve, che sono un eccellente fertilizzante agricolo naturale. Nella fase ideativa abbiamo pensato anche a un target di possibili clienti. I produttori di mangimi per acquacoltura e per avicoltura ci sono sembrati i più indicati. Abbiamo effettuato questa scelta perché la dieta naturale di polli e pesci, a differenza di quella di altri animali allevati, è costituita anche dalle larve. Volevamo raggiungere un risultato sostenibile, cercando però di non stravolgere le abitudini alimentari delle specie.

A che punto siete?
Dalla semplice idea, siamo passati alla fase progettuale e poi a quella di start up nel mese di luglio, quando siamo stati selezionati e inseriti nel programma ‘Feeding the Accelerator’. Si tratta di un’iniziativa pensata per supportare lo sviluppo di idee innovative d’impresa nel campo dell’alimentazione, promossa dal Padiglione Usa a Expo 2015. Da quel momento abbiamo raccolto una squadra – composta da un ingegnere meccanico, da due entomologi e da un’esperta di tecnologie legate all’ambiente – iniziato a stringere alcuni accordi per realizzare i test di base ed effettuato i primi esperimenti con gli scarti della lavorazione dei ceci e dei pomodori. Parallelamente, abbiamo finalizzato il nostro business plan e allacciato i primi contatti con alcuni potenziali investitori.

Ci sono già alcune stime che possono farci capire quanto convenga, in termini di sostenibilità ambientale ed economica, preferire una farina di larve di mosca, rispetto a quelle già presenti sul mercato?
Su questo tema non abbiamo ancora dati certi perché l’allevamento industriale delle larve di mosca sta muovendo i primi passi. Le nostre stime comunque sono incoraggianti. Per quanto riguarda il risparmio economico possiamo fare un paragone con la farina di pesce, che è la migliore farina proteica per mangimi in circolazione. Questo prodotto oscilla tra i 1200 e i 2000 euro/tonnellata. Per la farina di larve di mosca, invece, in base ai processi industriali che stiamo sviluppando, stimiamo un range di prezzo che va dagli 800 ai 1200 euro/tonnellata. Il prezzo è minore, quindi, ma le proprietà nutrizionali sono comparabili in termini di apporto di proteine, di amminoacidi e di acidi grassi.

Come immaginate il vostro sviluppo in futuro?
In primo luogo, stiamo aspettando l’arrivo della normativa atta a regolamentare la presenza degli insetti all’interno dei mangimi per gli animali da allevamento. Normativa che in Italia e in Europa manca (dovrebbe essere definita entro l’autunno), ma che è fondamentale per avviare questo tipo di percorso produttivo.
Se tutto dovesse andare secondo i piani, abbiamo stimato che il nostro primo impianto potrebbe entrare in attività dopo circa due anni dall’ottenimento dei finanziamenti necessari allo sviluppo. Tale impianto avrà una capacità produttiva di 3 tonnellate al giorno: in un anno sarà quindi in grado di fornire 1050 tonnellate di farina proteica (oltre a 2200 tonnellate di fertilizzante agricolo naturale) e consentirà di ‘riciclare’ circa 3500 tonnellate di rifiuti organici provenienti dall’industria agroalimentare. 1050 tonnellate di farina/anno per impianto sono una quantità significativa, ma ancora modesta per questo mercato, che è enorme. In Europa, considerando solo le necessità dell’acquacoltura e degli allevamenti avicoli, stimiamo una domanda potenziale annua pari a 2 milioni e 600 mila tonnellate. L’idea è quella di realizzare in tutta Europa impianti compatti, modulari, prefabbricati, facili da installare nelle immediate vicinanze (meno di 20 km) delle principali aziende agroalimentari, per ridurre i costi e l’impatto ambientale del trasporto del materiale di scarto necessario all’allevamento delle larve. Abbiamo pensato, infine, anche a biofabbriche di ridotte dimensioni (adatte a produrre solo qualche centinaio di kg di farina di larve) per catturare l’attenzione dei piccoli agricoltori, che potrebbero valorizzare così i loro scarti e inserirsi nella nostra rete di vendita.


CONTATTI

Microvita 2050
Via Ghiarino, 6
40056 Crespellano – Bologna
+39.347.9728461 (Federico Casotto)
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