Combattere l’immondizia spaziale: l’ESA fa ricerca sui detriti

Il Clean Space Office dell’ESA mette a punto nuove tecnologie per risolvere il problema dell’inquinamento spaziale provocato dai detriti

Il telescopio all’avanguardia Flyeye, grazie al complesso sistema di sedici lenti da cui è composto, sarà in grado di individuare detriti spaziali e difendere la Terra da possibili impatti. I detriti più difficili da individuare sono quelli di piccole dimensioni; il Flyeye sarà in grado di osservare un’ampia porzione di cielo più volte per notte e permetterà di catalogare anche i frammenti più piccoli.

I detriti che minacciano la Terra sono manufatti umani perché, come ci spiega Luisa Innocenti responsabile del Clean Space Office dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea): “sono oggetti umani abbandonati nello spazio. Ci sono interi satelliti non operativi che rimangono nello spazio e sporcano le nostre orbite”.
La porzione di spazio inquinato è circoscritta: sono le orbite geostazionarie più utilizzate per le telecomunicazioni.

Cercare di capire come risolvere il problema e in futuro evitare la produzione di questi materiali è la sfida che Luisa Innocenti e la sua squadra stanno affrontando.
“Riportarli a terra? Nessuno l’ha mai fatto. Stiamo cercando di capire come poter catturare il detrito morto e, proprio perché non è più operativo, è difficile da individuare. Siamo studiando varie metodologie: dai bracci robotici alle reti estroflettibili, ma la ricerca è all’inizio”.
Nei programmi del Clean Space Office c’è anche l’idea futuristica del riciclo dei detriti spaziali, riportando sulla Terra materiali preziosi che potrebbero ritornare risorse.
Ma la prima questione da risolvere è come acchiapparli.

È importante occuparsi del fine vita di un oggetto. Sulla Terra, in mare, in cielo, ma anche nello Spazio.


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Clean Space Office ESA 

 

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