due_progetti

I Gruppi operativi per l’innovazione e sono forme di partenariato pubblico-privato costituiti da aziende agricole ed enti di ricerca

Tra i 52 progetti innovativi finora finanziati dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il Programma di Sviluppo Rurale, molti sono dedicati allo sviluppo di buone pratiche orientate a diminuire l’impatto ambientale delle attività agricole, contribuendo al miglioramento della qualità dei suoli, delle acque e per la riduzione delle emissioni in atmosfera dei GHG climalteranti.

A R2B -SMAU Bologna 2017 Carla Scotti di I.TER ha presentato due progetti GOI, che hanno in comune l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente senza compromettere le produzioni di qualità del territorio. Nel corso del workshop sono stati presentati anche i Gruppi operativi per l’innovazione.
VAI ALL’ARTICOLO>>>

scottiIl primo progetto, PRATI_CO Parmigiano Reggiano, è stato avviato in collaborazione dal Centro ricerche produzioni animali di Reggio Emilia, la società di pedologia I.Ter e alcune aziende agricole, individua le pratiche di buona gestione per favorire il sequestro di carbonio nei suoli.
Il contenuto e le dinamiche della Sostanza Organica variano in modo considerevole in Europa a causa dei fattori climatici, della copertura del suolo, e dell’uso del territorio. Il protocollo di Kyoto ha stabilito che la sostanza organica rappresenta la riserva principale di Carbonio nella biosfera continentale, come sorgente di CO2 o come “carbon sink” (banca di carbonio). Le differenze climatiche portano ad un accumulo di Carbonio nei suoli delle regioni del Nord Europa in contrasto con la bassa presenza di Carbonio nelle zone del Mediterraneo. Le attività umane in generale determinano una perdita di Carbonio nei terreni arabili rispetto ai suoli forestali.

Su queste basi, l’idea progettuale propone i seguenti obiettivi:
Monitorare il contenuto attuale di sostanza organica presente nei principali suoli interessati nel processo di produzione del Parmigiano Reggiano dell’area del Consorzio di Bibbiano la Culla, in funzione della gestione agronomica (prato stabile, avvicendamenti colturali tipici, etc
– Realizzare analisi specifiche volte a caratterizzare la sostanza organica utilizzando metodiche ufficiali (Walkley Black, analizzatore elementare)
– Realizzare prove di campo volte a monitorare la respirazione basale del suolo utilizzando appositi strumenti che misurano in situ l’efflusso di CO2 permettendo di comprendere il livello di attività biologica dell’intera comunità vivente del suolo comprensiva dei microrganismi, della pedo fauna e degli apparati radicali delle piante.
Quantificare l’impronta carbonica, riferita all’ettaro coltivato, delle aziende produttrici di latte per Parmigiano-Reggiano, in funzione degli avvicendamenti colturali praticati e tenendo conto delle potenzialità di sequestro del carbonio offerte dalle pratiche colturali tipiche.
– Valutare tramite alcuni fra i più consolidati modelli di calcolo (IPCC, Roth-C, DNDC) la dinamica del sequestro di carbonio nelle situazioni pedo-agronomiche studiate nelle fasi precedenti.
L’utilizzo dei dati raccolti in campo permetterà di confrontare tali valori con quelli simulati con i modelli, validandoli a scala locale. Su questa base si intende sviluppare un tool di calcolo, disponibile online, che consenta di valutare il contributo al sequestro del carbonio delle pratiche agricole tipiche della area di produzione del Parmigiano- Reggiano.
Il progetto è stato finanziato al 100% con un contributo di oltre 160 mila euro.

Il secondo progetto, PRO-VITERRE, realizzato in collaborazione tra Università Cattolica del Sacro Cuore, I.Ter e aziende agricole del Piacentino e del Ravennate, riguarda le buone pratiche agronomiche per la conservazione dei suoli nei principali ambienti vitivinicoli della collina emiliano-romagnola.
Il progetto si prefigge diversi risultati che convergono tutti sull’obiettivo principale che “lega” i partecipanti al GO, ovvero definire delle linee guida di buone pratiche agronomiche per la conservazione dei suoli nei principali ambienti vitivinicoli della collina piacentina e faentina.
Le linee guida dovranno essere validate dalle aziende agricole partecipanti al GO e serviranno a promuovere e valorizzare il ruolo di custode della risorsa suolo che deve assumere il viticoltore .
Le linee guida terranno conto dei risultati e delle informazioni raccolte nelle seguenti azioni:
1) effetto dell’inerbimento rispetto alla lavorazione sul contenuto di sostanza organica;
2) effetto dell’inerbimento rispetto alla lavorazione sulla protezione del suolo dall’erosione;
3) effetto dell’inerbimento rispetto alla lavorazione sullo stato vegeto produttivo della vite;
4) studio, in SITO DIMOSTRATIVO, dell’effetto di diverse pratiche di gestione dell’interfilare sul mantenimento della sostanza organica, sul rischio di erosione e sullo stato vegeto-produttivo della vite.

In un’azienda rappresentativa della viticoltura collinare, saranno avviate quattro diverse pratiche colturali tra le file del vigneto (“inerbimento spontaneo”, “lavorazione totale”; “file alterne di lavorazione totale e inerbimento spontaneo” e cover crop) e approfonditi monitoraggi della sostanza organica e di valutazione dell’effetto delle pratiche agronomiche sull’erosione e sulle performance vegeto-produttive del vigneto.
Ulteriori attività semplificate, saranno avviate in siti di controllo rappresentativi dei principali ambienti pedologici collinari.
Il progetto è stato finanziato con un contributo di oltre 170 mila euro.


CONTATTI

I.ter, Progettazione ecologica del territorio
Regione Emilia-Romagna, settore agricoltura

Le immagini sono di Fabrizio Dell’Aquila

In this article