Exhaust data, come orientarsi in un mare di dati

Data exhaust, tracce che lasciamo involontariamente e che possono essere la base di nuovi business. Ne abbiamo parlato con Micheal Gillam della Singularity University

Spesso si discute di tecnologie che non funzionano o che non hanno funzionato per anni, ma quando trattiamo di tecnologie esponenziali, cioè caratterizzate da rapide accellerazioni, bisogna stare attenti: non appena iniziano a funzionare, o quando noi ci accorgiamo che esistono, hanno già stravolto il nostro modo di vivere e fare business.

Un po’ come accade in natura con l’effetto soglia, che si ha quando un fenomeno procede sotto traccia fino a un certo momento in cui esplode in maniera eclatante (è il caso del riscaldamento globale o del ghiaccio al Polo Nord – vedi intervista a Peter Wadhams).

Nel caso della tecnologia il momento di svolta si ha quasi sempre quando si riescono a elaborare nuovi modelli di business o, come sta accadendo in questi tempi, quando si riesce a riconvertire il proprio modello, passando dalla produzione al servizio o alla costruzione di network invece che di nuovi prodotti.
Amazon è nata elaborando nuovi cataloghi di libri (digitali), mentre Uber ha giocato sulle, nascenti, mappe digitali.
Oggi, quello che sta emergendo è l’utilizzo di nuove tipologie di dati che sono alla base di nuovi business.

I dati exhaust sono i dati secondari rilasciati, per esempio, dal nostro telefonino, da cui si può evincere quanta strada abbiamo fatto, quanta a piedi, dove, come (ossia, a che velocità) e quando. Dati che lasciamo involontariamente e che possono essere oggetto di business specifici da parte di start up.

Il bello è, come spiega Micheal Gillam che abbiamo incontrato nel corso di un workshop realizzato a Milano della Singularity University, che con questi dati si riescono a sostituire, per esempio, una vasta serie di wearable che diventerebbero quasi superflui. Questo però è solamente un aspetto della questione. Il punto è che da questi dati si possono derivare informazioni “altre”, inaspettate o non programmate da chi ha progettato quell’oggetto. In termini economici si potrebbero definire delle esternalità positive o negative a seconda dell’interpretazione.

Nella nostra intervista Micheal Gillam fa riferimento a quanto accaduto nel settore della pesca dove un semplice gps piazzato sui pescherecci (obbligatorio e presente da tempo) è diventato, uno strumento molto utile per chi deve monitorare le zone protette.
Infatti i dati exhaust emessi dai Gps, debitamente elaborati da un’innovativo algoritmo, sono alla base di un software che permette di determinare (just in time), se, quando e dove i pescherecci hanno pescato.
Grazie a questa nuova funzione i pescatori non possono più mentire e non riescono più a pescare nelle aree marine protette senza essere individuati.

Un piccolo esempio, ma un dato importante – dal momento che, secondo le statistiche presentate da Gillam, un pesce su tre è pescato in aree marine protette. Per saperne di più, e forse capire meglio, guardate il video, ma soprattutto prenotatevi al SingularityU Italy Summit che si terrà il 2-3 ottobre a Milano. Il costo del biglietto per accedere alle presentazioni è di 1590 Euro + IVA per chi prenota entro il 13 luglio.


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