Grafene e onde terahertz

Una rivoluzione nella sicurezza: uno studio italiano sulle applicazioni del grafene per sensori di nuova generazione

Il grafene è un reticolo di carbonio sottilissimo: lo spessore è di un singolo atomo.
Tutto qui? Non proprio.  Le applicazioni del grafene si moltiplicano e prende corpo l’idea che in un prossimo futuro, se non si parlerà proprio di “Era del Grafene“, di sicuro molte delle componenti tecnologiche della nostra vita saranno basate su questo materiale.

Di una applicazione in particolare si è parlato, perché sembra trattarsi di una scoperta rivoluzionaria e perché la sua firma è italiana: un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nanoscienze del Cnr (Cnr-Nano), assieme a ricercatori delle Università di Cambridge e di Montpellier, ha sviluppato sensori basati sul grafene, in grado di catturare onde a frequenza molto elevata (“onde terahertz”).

Federico Pedrocchi di Triwù ha intervistato Vittorio Pellegrini, autore dello studio pubblicato su Nature Materials, e Andrea Ferrari, coautore e rappresentante del gruppo di Cambridge.
Ferrari e Pellegrini sono coordinatori per il Regno Unito e l’Italia del progetto “Flagship Grafene”.

Nel primo video Andrea Ferrari ci spiega alcune peculiarità del Grafene, che hanno fatto sì che l’Unione Europea investisse molto in questa direzione.

Nel secondo video, Vittorio Pellegrini entra nel merito della scoperta e ci spiega perché si tratti di una applicazione potenzialmente rivoluzionaria delle proprietà del grafene.
Onde a frequenze così elevate consentono di “fotografare” con una risoluzione molto alta, senza causare mutamenti in ciò che è fotografato (e dunque, se si tratta di una persona o di un alimento, senza rischi per la salute).
Le applicazioni in vista sono molteplici: si pensi al campo della sicurezza. Potremo sostituire gli ormai obsoleti body scanner in uso negli aereoporti e gli scanner a raggi X con questi moderni sensori, più precisi e anche più sicuri.

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