Gruppi operativi per l’innovazione: l’esperienza dell’Emilia-Romagna

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Un’alleanza tra mondo agricolo e mondo della ricerca, per promuovere l’innovazione, rafforzare la capacità di competere sui mercati, migliorare le perfomance ambientali e ridurre l’impatto su acqua, aria e suolo

Si chiamano Goi, ovvero Gruppi operativi per l’innovazione e sono forme di partenariato pubblico-privato costituiti da aziende agricole ed enti di ricerca. Sono lo strumento individuato dall’Unione europea per sviluppare la ricerca e l’innovazione in Agricoltura e adottato dalle politiche regionali. Tra i 52 progetti innovativi finora finanziati dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il Programma di Sviluppo Rurale, molti sono dedicati allo sviluppo di buone pratiche orientate a diminuire l’impatto ambientale delle attività agricole, contribuendo al miglioramento della qualità dei suoli, delle acque e per la riduzione delle emissioni in atmosfera dei GHG climalteranti.
Dopo i primi 12,6 milioni stanziati nel 2016, la Regione Emilia-Romagna ha stanziato una seconda tranche da 5,4 milioni per il finanziamento di quattro nuovi bandi rivolti ai Goi. La Regione ha destinato nei sette anni risorse per 50 milioni di euro del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020.

Due di questi progetti in corso di realizzazione stanno producendo risultati importanti che potranno essere messi a disposizione delle imprese agricole e del sistema agroalimentare. I due progetti sono peraltro applicati ad alcune delle produzioni di qualità regolamentata della Regione, in particolare vino e parmigiano-reggiano.
Ne ha parlato a R2B – Smau Bologna 2017 Carla Scotti,  di I.ter, responsabile dei progetti GOI.

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L’esperienza dei GOI è di particolare rilievo in Emilia – Romagna, una regione che ha nel settore agrifood una delle sue eccellenze, riconosciute anche a livello mondiale, con prodotti “storici” come il parmigiano-reggiano o il prosciutto di Parma.

Inoltre, come ha evidenziato l’assessore Simona Caselli, i progetti dei GOI sottolineano lo stretto rapporto tra ricerca, innovazione e agrifood, un rapporto non sempre evidente: anche se il settore agricolo, l’allevamento e quello delle trasformazioni alimentari “sembrano” molto tradizionali, gli spazi di miglioramento e di innovazione sono molto ampi: si pensi ad esempio ai cambiamenti climatici e alla conseguente necessità di uso attento dell’acque, oppure alle problematiche ambientali, che richiedono il contenimento nell’uso di fitofarmaci e concimi.
Si aprono così opportunità, solo per fare qualche esempio, per lo sviluppo dell’agricoltura di precisione, per la meccanizzazione di semina e raccolta, per la ricerca di nuove cultivar resistenti alla siccità e all’aumento delle temperature, per la raccolta e l’analisi dei dati sui terreni, per la tracciabilità dei prodotti, per la difesa dalle contraffazioni.

L’innovazione nel settore agrifood chiama dunque nuove professionalità e nuove competenze; coinvolge i giovani che, forti di percorsi di studi specialistici, possono restare sul territorio, apportando nuovi sapere e nuove visioni.

 

Simona Caselli


CONTATTI

I.ter, Progettazione ecologica del territorio
Regione Emilia-Romagna, settore agricoltura

Le immagini sono di Fabrizio Dell’Aquila

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