Hyperloop: un altro modo per spostarsi è possibile, forse

Al Sas Forum di Milano abbiamo incontrato Bipop Gresta, chairman e co-founder di Hyperloop, la società vicina a Elon Musk che lancia la sfida al mondo della mobilità “tradizionale”. Un progetto così strabiliante da lasciare increduli

Mettete tutte le tecnologie più innovative e sulla bocca di tutti (blockchain, IA, 3D printing, IoT); un’altra serie di innovazioni poco note e provenienti da aziende, enti di ricerca e università tra le più importanti del mondo (tecniche di desalinizzazione dell’acqua del Fraunhofer Insititute, Carbures che realizza le capsule che corrono dentro il tubo).  Aggiungete con delicatezza la tecnologia dei super cannoni desecretata dall’esercito americano (quella utilizzata per ottimizzare l’attrito). Sbattete bene per non meno di qualche anno. Con attenzione inserite poi il governo francese, quello indiano, dosate con attenzione energia solare (con pannelli che ricopriranno il tubo producendo più energia di quella che consumano), levitazione (grazie a super magneti), la possibilità di portare acqua, energia e banda larga nei terreni toccati (che acquistano valore, essendo Hyperloop a impatto sostanzialmente zero e ovviamente silenzioso).
Lasciate riposare dopo avere mixato, con delicatezza, e otterrete Hyperloop. Il tubo che promette di sconvolgere il modo di viaggiare e di spostarsi delle persone e delle cose. E promette di farlo a impatto zero, producendo energia elettrica e portando con sé acqua, banda larga, essendo praticamente gratis per gli utenti basic –  ma costando, anche molto, per chi volesse servizi di prima classe (finestrini con immagini a 12k).

Impossibile darne un giudizio oggettivo, bisognerebbe smontare ogni singola tecnologia e dimostrarne la validità sulla base di disegni tecnici e progettualità concreta. Certo, da un punto di vista ideale la cosa è molto affascinante, trasportare in 20 minuti persone o cose da Milano a Roma, producendo più energia di quella che si consuma non può che mettere tutti d’accordo.

Avere costi di realizzazione inferiori a quelli dell’alta velocità e delle metropolitane, con un rientro rapidissimi degli investimenti è davvero far quadrare il cerchio. Per non parlare della possibilità di eliminare i porti, costruire degli hub a qualche chilometro dalle coste con le merci che, da qui, possono arrivare a destinazione in pochi secondi passando nei tubi.

Sembra fantascienza, ma il concept c’è e i prototipi con le prime tratte sono in costruzione, anche in Francia; e per quanto scettici, non si può non prendere in considerazione un progetto che potrebbe davvero sconvolgere il mondo della mobilità.

Per il momento osserviamo e ci ripromettiamo di indagare, contattando alcune delle aziende coinvolte e studiando attentamente i progetti e la fattibilità complessiva della cosa. Nel frattempo l’unica cosa da fare, dal nostro punto di vista, è ammirare la grande capacità comunicativa e di gestione di competenze e scienze diverse.

Ammirevole la capacità di marketing complessiva del gruppo, che si avvantaggia della relazione con Tesla e SpaceX, che ha dimostrato di poter concorrere con la Nasa e che ha realizzato idee geniali (come quella di fare atterrare, dopo il lancio, i 3 booster delicatamente e all’unisono – ne abbiamo parlato qui).

Un conto è raccontare storie affascinanti e “disruptive”, altro è realizzarle. Altro ancora è riuscire ad aprire la mente delle persone lanciando dei progetti fantascientifici, provocatori, che magari falliranno, ma sperimentando strade diverse.

La cooperazione tra Munich Re e Hyperloop TTH


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Hyperloop transportation technology

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