Lo splendido isolamento di Stonehenge … è finito

Un reportage sulle nuove scoperte relative al sito Stonehenge, realizzate grazie ad avanzate tecniche di analisi del sottosuolo

Stonehenge

A cura di Federico Pedrocchi e Sara Occhipinti

Convegno, al Politecnico di Milano, per raccontare i risultati di ricerche sul sito di Stonehenge, effettuate con tecniche di analisi del sottosuolo. Ebbene, si è scoperto che le rovine di questo luogo in Gran Bretagna – isolato in una grande radura verde e da sempre ammirato per la sua suggestiva unicità – facevano parte di un vasto insediamento architettonico dedicato a rituali diversi e, per il momento, ancora di difficile interpretazione. Le tracce sotterranee di tale insediamento sono state rilevate grazie all’uso di georadar.

Il convegno è stato organizzato dal Cultural Heritage Center (CHC) del Politecnico di Milano, una nuova realtà operativa che ha come obiettivo la valorizzazione di un potenziale di ricerca, innovazione e creazione di impresa che il nostro Paese non ha ancora individuato come uno dei propri asset di sviluppo fondamentali.

L’appuntamento dedicato a Stonehenge è solo uno di una serie di appuntamenti che il CHC ha organizzato e organizzerà. Di seguito una serie di foto e di videointerviste che raccontano gli strumenti e le tecniche che hanno permesso ai ricercatori di scoprire la grande Stonehenge nascosta!

Stonehenge radar

Il georadar può essere implementato in modi diversi. Nella foto è collocato davanti a un trattore con un carrello che lo tiene leggermente sollevato dal suolo. Le diverse soluzioni dipendono anche dalle tecniche utilizzate per sondare il terreno, tecniche che si basano su differenti modalità di effettuare le scansioni. Una tecnica – si veda l’intervista a Luigi Zanzi qui sotto – si basa sull’intercettazione di minime variazioni della attrazione gravitazionale, attrazione che è connessa alla densità del terreno. Se, per esempio, il sottosuolo presenta dei vuoti significativi, l’attrazione gravitazionale diminuisce di una intensità che strumenti molto sensibili sono in grado di segnalare. Un’altra tecnica si basa, invece, sulla registrazione di variazioni nella resistività elettrica del sottosuolo, anch’essa collegata alla presenza o meno di strutture.

Qui, l’intervista a Luigi Zanzi, del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale – Politecnico di Milano, Cultural Heritage Center:

Stonehenge magnetometer

Nell’immagine soprastante il georadar è un carrello agganciato a un quad. Con questa soluzione è possibile “pennellare” rapidamente il terreno. Qualunque rilevamento vede l’intervento di geolocalizzazioni satellitari. Il GPS, infatti, consente di abbinare ogni dato che proviene dal sottosuolo a una posizione precisa sul terreno. Un approfondimento nella videointervista a Immo Trinks del Ludwing Boltzmann Institute per le possibili alternative al sistema GPS:

Stonehenge monuments

Qui sopra vediamo una scacchiera nella quale appaiono diverse immagini del sottosuolo “catturate” dai georadar. In tutte si vedono, con tratti più scuri, i contorni di strutture architettoniche finora sconosciute, che, quando emergeranno grazie agli scavi, testimonieranno quelle funzioni rituali ben più complesse che Stonehenge svolgeva per le popolazioni del neolitico, anche se tali funzioni non sono di facile ricostruzione e, dicono gli esperti, potrebbero anche restare per sempre un enigma.

Si veda l’intervista Clive Ruggles, Emeritus Professor dell’University of Leicester, UK, nella quale accenna al tema delle cosiddette rocce blu. Infatti, il sito di Stonehenge che conosciamo da sempre è costruito con delle rocce particolari, dalla colorazione grigio blu, che non sono reperibili nelle vicinanze del luogo. Si è stabilito che esse provengano da una cava nel Galles, distante 200 km. Non si esclude che Stonehenge sia stato inizialmente costruito nelle vicinanze di questa cava e successivamente smontato e rimontato dove si trova attualmente. Un spostamento comunque avvenuto intorno al 3000 .C.

Qui la videointervista a Clive Ruggles:

Strutture stonehenge

In una particolare porzione del grande prato di Stonehenge è stata rilevata, sempre nel sottosuolo, la presenza di una struttura circolare e di un sentiero lineare che da essa si estende (foto qui sopra).

Costruzione stonehenge

Nell’immagine soprastante, il rendering di una struttura architettonica ricostruita a partire da fondamenta ritrovate dai georadar. Si tratta di un edificio in legno, stretto e lungo, la cui struttura emerge anche da altre ricerche archeologiche relative al neolitico.

solstizio inverno Stonehenge

A testimoniare le connessioni fra Stonehenge e gli allineamenti astronomici, vediamo nella foto come la struttura che da sempre conosciamo si presenti in linea con il Sole del Solstizio d’inverno. Ma gli allineamenti di Stonehenge sono molteplici e quanti e quali siano non è ancora un dato chiaro. E’ probabile che dalle nuove strutture scoperte possa emergere una comprensione più avanzata, come ci spiega nella videointervista Giulio Magli, docente di Archeoastronomia del Politecnico di Milano, Cultural Heritage Center:

Lucia Toniolo è presidente del Cultural Heritage Center. In questa intervista finale descrive gli obiettivi del CHC e il contesto nel quale si inserisce come strumento di ricerca e innovazione.

Qui sotto è disponibile il video di alcuni degli interventi (in inglese) presentati durante la conferenza, nell’ordine:

          Opening:

  • Manuela Grecchi, Politecnico di Milano – Vice Rector (al minuto 3’42”)
  • Lucia Toniolo, Politecnico di Milano – President of Cultural Heritage Center (al minuto 5’00”)
  • Marco Edoardo Minoja, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Regional Secretary of Lombardia (al minuto 15’30”)
  • Donatella Caporusso, Comune di Milano – Chief Conservator of Civic Archaeological Museum (al minuto 21’08”)

    Contributions
    :
  • Giulio Magli, Politecnico di Milano, Cultural Heritage Center – Department of Mathematics: “Architecture, astronomy and sacred landscape in Neolithic Europe” (al minuto 24’48”)
  • Clive Ruggles, Emeritus Professor of University of Leicester, UK: “Recording and managing the astronomical importance of the Stonehenge World Heritage Site” (al minuto 1h 08’14”)
  • Luigi Zanzi, Politecnico di Milano, Cultural Heritage Center – Department of Civil and Environmental Engineering: “Geophysical technologies for archaeological prospections”  (al minuto 1h 55’05”)

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