Jack Ma, Alibaba e la difesa della globalizzazione (Winter is here)

Schermata 2017-06-23 alle 12.26.05

Jack Ma: World leaders must make ‘hard choices’ or the next 30 years will be painful

In questa intervista Jack Ma, fondatore di Alibaba che contende ad Amazon il primato mondiale dell’e-commerce, ma non solo, spiega come e perché sia necessario continuare a sostenere e rafforzare la globalizzazione.

Un movimento inarrestabile che deve essere gestito e che deve distribuire ricchezza e non concentrarla, cosa che può fare solamente se implementata a favore delle piccole realtà. Lo schema presentato da Jack Ma prevede la creazione di migliaia di piccole realtà produttive americane riunite su un portale in grado di vendere in Cina.

La chiave di volta, la crescita di una classe media cinese pronta a comprare i migliori prodotti americani. In Cina ci sono già le grandi multinazionali statunitensi, continua Jack Ma, ma adesso è giunto il momento che arrivino i piccoli produttori. L’idea infatti è che la Cina diventi quello che gli Stati Uniti sono stati negli anni ’80: il motore, il mercato dell’economia globale, un cambiamento epocale che lo porti ad essere un Paese importatore dopo essere stato il Paese produttore per eccellenza. In sostanza da fabbrica a mercato del mondo.

Un progetto strategico che sembra aderire perfettamente alle linee di sviluppo previste dal partito comunista cinese e, contemporaneamente, anche a quelle del presidente degli Stati Uniti che vorrebbe promuovere operazioni di reshoring.

Il futuro del lavoro

Anche da questo punto di vista il pensiero di Jack è piuttosto provocatorio, l’idea è che stiamo affrontando la trza rivoluzione industriale. Una trasformazione radicale che sarà molto pericolosa e dolorosa:  «La prima rivoluzione tecnologica causò la Prima guerra mondiale. La seconda creò le condizioni per la Seconda guerra mondiale. Ora stiamo vivendo la terza rivoluzione tecnologica, con le macchine basate sull’intelligenza artificiale che eliminano posti di lavoro, e ciò rischia di provocare tensioni capaci di portarci verso la Terza guerra mondiale». «Sono molto preoccupato per i prossimi 30 anni», saranno anni molto difficili.

Titolari del cambiamento le nuove tecnologie che imporranno un cambio di paradigma, se infatti il XX secolo è stato quello della produzione di massa, il XXI sarà quello della personalizzazione, della targettizzazione della produzione. Un mutamento destinato a sconvolgere anche la vita delle persone, secondo le previsioni di Jack Ma, infatti, nei prossimi 30 anni la gente lavorerà quattro ore al giorno, per, forse, quattro giorni alla settimana.

Per questo però, continua con il mantra:«Dobbiamo prepararci ora, perché i prossimi trenta anni saranno dolorosi». E infatti bisogna agire rapidamente e devono farlo i governi e le istituzioni, ma non solamente loro, perché:«bisogna riparare il tetto prima che si rompa, e quando vedi un problema in arrivo devi prepararti. Questa è la ragione per cui viaggio in tutto il mondo: cerco di spronare i governi ad agire, perché devono farlo subito, se vogliono evitare questa catastrofe».

Ci sono poi nel corso dell’intervista diversi rimandi alle nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale, alla robotica, ma soprattutto ai Big Data e alle nuove competenze necessarie a gestirle e a governare un mondo sempre più complesso e impegnativo.

Il tutto tenendo sempre presente presente due ultimi mantra/avvertimenti: «Quando il commercio si ferma, cominciano le guerre» e «non bisogna creare macchine che si comportino come gli umani, ma che facciano ciò che gli umani non possono o non vogliono fare. Le macchine, infatti, non potranno mai sostituire la nostra saggezza, gli umani vinceranno».

Approfondimenti

La forza di Amazon e lo Sherman act


CONTATTI

L’intervista alla CNBC 

In this article