Robot: saranno la causa della fine del lavoro?

Dal robot intelligente alla fabbrica automatizzata: antiche speranze (e antiche paure)

I tempi sono maturi per un salto di qualità nella robotica. La sensoristica avanzata è oggi in grado di fornire informazioni (“occhi e orecchie”) a robot evoluti e flessibili, in interazione attiva con l’ambiente. Abbiamo inoltre la possibilità di convogliare, stoccare e scremare grandissime quantità di dati, come sono quelle necessarie a un robot per svolgere compiti che per un uomo sarebbero semplici, ma richiedono raffinate regolazioni, scansioni dell’ambiente, modulazioni in real time dei movimenti, capacità di adattarsi agli imprevisti. Tutto questo ha permesso non solo di produrre robot estremamente evoluti, ma anche di lanciare sul mercato robot di media fascia, adatti alle esigenze di piccole e medie imprese che vogliano ripensare i propri processi di produzione. Ecco alcune novità in questo senso.

Rethink Robotics ha da poco presentato Baxter, un simpatico tuttofare rosso con uno schermo-faccia e due braccia mobili (a differenza del mono-braccio più diffuso nei robot per l’industria). La peculiarità di Baxter sta nella sua facile programmabilità: la fabbrica parla di mezz’ora di programmazione iniziale, da parte di personale non specializzato, che semplicemente insegna al robot cosa deve fare.

Per i compiti più semplici Baxter può essere infatti programmato semplicemente spostando le sue braccia meccaniche, in modo da guidarle allo svolgimento del lavoro che poi dovranno compiere da sole. Per i compiti più evoluti, naturalmente, c’è la possibilità di un intervento sul software, ma anche in questo caso l’interfaccia è stata semplificata il più possibile. Il tutto ha un costo relativamente contenuto, rispetto ai fratelli maggiori delle catene di montaggio industriali: 22.000 $.

Altri esempi vengono dall’agricoltura. Ce li racconta Wired.it: Rhea (Robot Fleets for Higly Effective Agriculture and Forestry Management) è un progetto europeo cui partecipa anche il Dipartimento di agronomia e gestione dell’agroecosistema dell’università di Pisa. In alternativa ai disinfestanti chimici, Rhea intende mettere all’opera una squadra di piccoli droni a emissioni zero, capaci di aggirarsi in un sottobosco o in una vigna per eliminare le piante infestanti, seguendo le indicazioni… di altri robot: droni volanti sviluppati dalla tedesca AirRobot, in grado di geolocalizzare i target di intervento.

Octopus è un prototipo di robot per l’esplorazione dei fondali marini, sviluppato all’interno del Progetto Poseidrone, finanziato dalla Cassa di risparmio di Livorno e dall’Unione Europea e coordinato dall’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

V.i.n. (Viticoltura intelligente naturale) è invece un robot per la potatura delle viti alimentato a celle solari.

Robot per la piccola-media industria e la ricerca, dunque. Che dire allora delle novità che vengono dalla grande produzione? Un report della Technology Review rilancia un’antica domanda: l’automazione dei processi industriali porterà a un aumento della disoccupazione o a un innalzamento della qualità del lavoro? Il caso forse più interessante da cui partire è quello del gigante della produzione elettronica cinese, la Foxconn, nota per la produzione di device Apple, Microsoft e Nintendo.
All’incirca un anno fa il CEO di Foxconn Terry Gou aveva esposto un progetto di automazione molto ambizioso: in tre anni il numero dei robot avrebbe dovuto eguagliare quello dei lavoratori in carne e ossa, raggiungendo la cifra considerevole di un milione di unità (a partire dalle 10.000 unità allora presenti). L’aumento avrebbe dovuto essere esponenziale: si prevedevano 300.000 robot entro il 2013.

Che ne è stato? Sebbene la politica industriale di Foxconn punti ancora in questa direzione, l’aumento dei robot è stato relativo (solo il 20% del target è stato raggiunto) e la produzione avviene ancora secondo gli schemi che hanno reso tristemente famoso il gruppo. Lunghe catene di montaggio (le operazioni di assemblamento di un iPad sono 325), mascherine e cuffie per i capelli, camici bianchi e movimenti estremamente ripetitivi e semplificati. Lavoratori giovani e poco pagati. Ricordando lo scandalo generato dai suicidi tra i lavoratori Foxconn nel 2010, l’Economist aveva bollato molto chiaramente le politiche di automazione di Foxconn: “I robot non si lamentano – non chiedono aumenti salariali e non si suicidano”.

Ma, anche ammesso che questa sia la volontà della dirigenza nell’introdurre processi di automazione e anche ammesso che questo cambiamento giunga in porto, quali saranno gli effetti sul mercato del lavoro? Non è certo una domanda nuova. C’è chi ha descritto l’automazione dei processi di produzione in serie come l’avvento di una nuova era, in cui l’uomo, liberato dall’incombenza di lavori logoranti, rischiosi e poco gratificanti, avrebbe potuto dedicarsi alla programmazione, delegando ai suoi nuovi schiavi meccanici ogni fatica. Un’Atene digitale, secondo la felice espressione di Eric Brynjolfsson e Andrew McAfee, ricercatori della MIT Business School e autori di un saggio influente su questi temi: Race Against the Machine. A fianco della speranza, ovviamente, c’è però la paura: le macchine non liberano gli uomini, si dice, ma li costringono a operazioni sempre più standardizzate, di ausilio ai processi automatizzati. E i posti di lavoro, specialmente per i routine cognitive worker, sono condannati a diminuire.

Visioni come queste risorgono periodicamente, suscitate dall’innovazione di turno. E questo è il caso anche di questi giorni. L’innovazione in certi ambiti segue un profilo di crescita esponenziale e ogni piccolo avanzamento fa sorgere il sospetto – la paura e la speranza – di trovarsi proprio nel punto in cui la curva di crescita si impenna, portando rapidamente a una nuova era. Ma il caso Foxconn parla di altro: di un lento accumulo, di conflitti sociali ricorrenti, di robot che per ora costano molto più di un lavoratore sottopagato e di compiti di assemblaggio di nuova generazione: ripetitivi e, al tempo stesso, estremamente precisi e controllati, difficilmente automatizzabili.

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