La mano artificiale tra estetica e funzionalità

Lectio magistralis di Maria Chiara Carrozza al terzo congresso del Gruppo Nazionale di Bioingegneria

Il compito della macchina è restituire la bellezza all’uomo, nel senso di ridargli armonia, equilibrio, totalità delle funzioni. Parole di Friedrich Schiller, uno dei padri dell’estetica moderna, riprese da Maria Chiara Carrozza per spiegare il concetto di estetica legato alla biorobotica, e il valore prima di tutto sociale di questa disciplina.
Maria Chiara Carrozza è rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Lo scorso 28 giugno, a Roma, ha tenuto una lectio magistralis al terzo congresso del Gruppo Nazionale di Bioingegneria. Nel suo intervento ha descritto lo stato della ricerca sulla mano artificiale, raccontando i progressi degli ultimi dieci anni e provando a immaginare cosa potrebbe essere fatto da qui in avanti.
Il primo obiettivo è migliorare la qualità della vita di chi utilizza le tecnologie. Le motivazioni che spingono i ricercatori si possono riassumere nel sorriso di una paziente tetraplegica che riesce a bere grazie a una mano artificiale. La mano serve ad afferrare e manipolare oggetti, ma anche a esplorare l’ambiente e a esprimersi con la gestualità. Una protesi robotica deve quindi essere funzionale, ma anche piacevole da usare e deve soddisfare un bisogno estetico.

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