La mia voce, una app per la comunicazione assistita

La prima applicazione al mondo di comunicazione assistita. Intervistiamo la Dottoressa Licitra, che ha guidato il team di sviluppo

A volte le app ci stupiscono, tanto che finiamo per chiederci: com’è possibile che nessuno ci abbia pensato prima? Questo è il caso anche di La mia voce. Sarà perché l’idea è semplice: utilizzare l’immediatezza dell’interazione touch dei moderni tablet e smartphone per creare uno strumento di comunicazione vocale assistita, per chi a causa di un’operazione o una malattia non può parlare, anche solo per pochi giorni.

L’App vuole ridare la voce a chi momentaneamente ne è privo, nel modo più semplice possibile: cliccando le icone della app si accede a un repertorio di 150 frasi – le più necessarie – e si ha la possibilità di ampliare questo repertorio con frasi personalizzate, aggiunte dall’utente. Come ci ha spiegato la dottoressa Lisa Licitra, del Centro per l’oncologia medica dei tumori testa e collo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, la semplicità di utilizzo della app è frutto in realtà di un lavoro molto lungo e complesso, che ha visto come protagonisti proprio i futuri utenti del servizio: sono stati loro a stabilire quali fossero le frasi più importanti, quelle più utili e quotidiane, e quale fosse il modo migliore per renderle accessibili.

Una app per la comunicazione assistita

La app La mia Voce è frutto dell’impegno di molti attori. Innanzitutto Merck Serono, che ha creduto e investito in questo progetto, e poi numerose associazioni di pazienti e strutture specializzate: l’Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica (AIOCC), l’Istituto Tumori di Milano, La Federazione Italiana delle Associazioni dei Laringectomizzati e Pazienti Oncologici (FIALPO), l’Associazione Italiana Laringectomizzati (AILAR) e l’Associazione Oncologica Italiana (AOI Onlus).


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