La ricerca in bioingegneria all’Eugenio Medea: intervista a Gianluigi Reni sulla sindrome di Ondine, una forma di ipoventilazione centrale congenita

A volte non servono dispositivi particolarmente complessi e costosi per migliorare la qualità di vita di un paziente. È quello che insegna il prototipo di un dispositivo per la gestione della carenza di ossigeno durante il sonno in persone colpite da una rara sindrome genetica, progettato e sviluppato dal gruppo di ricerca in bioingegneria dell’Irccs Eugenio Medea – Associazione La Nostra Famiglia di Bosisio Parini (Lecco).

La sindrome da ipoventilazione centrale congenita è una pericolosa condizione genetica che interessa i meccanismi della respirazione autonoma è una pericolosa condizione genetica che interessa i meccanismi della respirazione autonoma. I pazienti colpiti rischiano di smettere di respirare durante il sonno e per questo di notte hanno bisogno di un dispositivo di ventilazione meccanico. Alla minima condizione di carenza di ossigeno (ipossia), il sistema emette un allarme che sveglia il paziente in modo piuttosto brusco. Un bene, naturalmente, ma con il limite di incidere molto sulla qualità del riposo. Proprio su questo aspetto interviene il semplice dispositivo sviluppato, per ora come prototipo, al Centro Eugenio Medea dal gruppo di ricerca guidato dall’ingegner Gianluigi Reni. Il sistema aiuta il paziente a modulare meglio la ripresa della respirazione in caso di ipossia, svegliandolo – in modo più delicato – solo in caso di effettiva emergenza.  E non sono escluse ulteriori applicazioni anche in altri ambiti sanitari.

La ricerca all’ Irccs Eugenio Medea di Bosisio Parini pag.  12345


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Associazione La Nostra Famiglia “Eugenio Medea”

 

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