Manutenzione dei ponti: con i droni diventa più facile

Ritorna di attualità questa intervista del 2015 a Piergiorgio Malerba del Politecnico di Milano, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale

Malerba è consulente della Procura di Genova nell’ambito dell’indagine sul crollo del ponte Morandi. Triwù l’ha intervistato nel 2015 durante Dronitaly e le sue osservazioni sono – drammaticamente – assolutamente attuali.

Cosa cambia in un ponte nell’arco degli anni? A causa dei meccanismi che agiscono sulla struttura stessa, i cinematismi, possiamo osservare un ponte muoversi, seguendo allungamenti e accorciamenti dovuti ai cicli stagionali. Si tratta di variazioni che vengono sempre tenute in considerazione durante la progettazione.

Un’eccezione è costituita dai ponti molto lunghi, nei quali si assiste a uno dei fenomeni tipici del calcestruzzo: esso, infatti, diminuisce il suo volume nel tempo e si accorcia. A volte questa diminuzione è superiore a quanto previsto in sede di progetto ed è allora che si rende necessario un intervento.

Monitorare la “salute” di un ponte non è cosa da poco, in particolare se pensiamo a come raggiungere certe parti dell’infrastruttura per osservarla e capire che tipo di intervento attuare. È in contesti di questo tipo che l’utilizzo dei droni diventa fondamentale.

Ne abbiamo parlato con Piergiorgio Malerba, docente del Politecnico di Milano, del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, intervistato da Federico Pedrocchi di TRIWU’, web tv dedicata alla tecnologia e alla innovaziione, poco dopo il suo intervento a Dronitaly, la manifestazione di riferimento per i professionisti della filiera dei sistemi a pilotaggio remoto.

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