Materia Rinnovabile

Triwù collabora con Materia Rinnovabile, magazine internazionale di bioeconomia ed economia circolare

Triwù collabora con MR-Materia Rinnovabile, rivista impegnata su uno dei fronti strategici per la sostenibilità del Pianeta: l’economia circolare, o blue economy, ovvero la possibilità di modificare progressivamente le filiere di produzione e di consumo delle merci, con l’obiettivo di ridurre al minimo la produzione di rifiuti. In breve, il modo migliore per gestire i rifiuti è non produrli. Rivista cartacea, MR, in italiano e inglese, è accompagnata da un sito Internet: www.materiarinnovabile.it. Per una definizione approfondita delle strategie per l’economia circolare qui trovate una descrizione efficace.

C’è molta innovazione da fare su questi temi, e c’è spazio per tante idee da farsi venire. Triwù vi invita a proporcele. Il team di MR lavora esattamente su questo potenziale patrimonio, con l’impegno di trasformarlo in realtà.

Di seguito una selezione di articoli periodicamente aggiornata!

  • Per l’innovazione green servono capitali pazienti (di Marco Moro e Roberto Coizet)
    Se esiste una mitologia dell’innovazione, lo Stato vi compare con il ruolo di un inefficiente e pesante elemento di resistenza al cambiamento, mentre geniali imprenditori e coraggiosi venture capitalist appaiono lanciati verso il futuro. Una mitologia che oggi trova sostanza ulteriore nell’immaginario costruito attorno alle cosiddette startup. Ma uno sguardo lucido ai dati e alla storia può letteralmente ribaltare i ruoli in questa narrazione. In “Lo stato innovatore” (Laterza, 2014), l’economista Mariana Mazzucato traccia un quadro che demolisce molti dei miti più accreditati riguardo ai processi che hanno prodotto le maggiori innovazioni di questi ultimi decenni (e non solo), evidenziando la funzione centrale svolta dallo Stato. Vai all’intervista a Mariana Mazzucato!  
  • Economia circolare: la Cina si prepara al prossimo salto (di Johnson Yeh)
    L’economia cinese è cresciuta in modo davvero rapido, generando una straordinaria ricchezza. Tra il 2000 e il 2013, il Pil
    nominale è aumentato di 7,5 volte. Tra il 2005 e il 2012, il reddito totale delle famiglie è quasi raddoppiato e si stima che triplicherà tra il 2012 e il 2030. Per quella data, oltre la metà delle famiglie urbane apparterrà alla classe medio-alta. Questa crescita repentina impone naturalmente una pressione elevata sulle risorse: per alimentarla, la Cina ha esigenze consistenti in termini di materie prime, acqua, energia e cibo, tra le altre cose. Vai all’articolo completo!  
  • Ladri di rifiuti (di Antonio Pergolizzi)
    Siamo sicuri che ecomafia sia solo seppellire clandestinamente rifiuti pericolosi? O non è anche sottrarre al circuito legale materiali preziosi? Stiamo parlando solo di trafficanti di rifiuti o anche di ladri di materie prime strategiche? Per cercare di rispondere a queste domande partiamo dai numeri. Nel 2011 l’industria italiana ha impiegato nei suoi cicli produttivi, dati Istat, circa 35 milioni di tonnellate di materie prime seconde, cioè materie provenienti dal recupero dei rifiuti. Il settore del riciclo negli ultimi dieci anni è aumentato a ritmo vertiginoso: il numero delle aziende è lievitato da 2.183 a 3.034 (+39%), raddoppiando il numero degli occupati, da 12.000 a più di 24.000. Vai all’articolo completo!
  • Il triplice vantaggio della bioeconomia (di Antonio Di Giulio)
    La bioeconomia ha come obiettivo la promozione di metodi di sfruttamento e produzione delle risorse biologiche più efficienti e sostenibili, capaci di affrontare molteplici sfide a livello globale.
    Il concetto di bioeconomia integra i settori produttivi primari quali agricoltura, silvicoltura e industria ittica e le industrie di processo collocate lungo le catene di valore dei prodotti alimentari, dei prodotti a base biologica e della bioenergia. Vai all’articolo completo!  
  • Cambiare il rapporto tra l’economia, il territorio e le persone (di Catia Bastioli)
    La sfida che ci sta di fronte, quella per far ripartire l’economia, è una rivoluzione industriale che rovescia il rapporto con il territorio che ha prodotto la sindrome Nimby. Per oltre due secoli abbiamo assistito a una corsa a impianti sempre più grandi, con l’ambiente ridotto al ruolo di miniera e di discarica, con un inquinamento crescente, con una contrapposizione sempre più evidente tra lavoro e salute. Ancora oggi paghiamo pesantemente questa eredità; è arrivato il momento di voltare pagina non solo diminuendo l’inquinamento delle produzioni, ma ripensando il sistema produttivo per integrarlo con il territorio. Vai all’articolo completo!
  • Questa “crescita economica” è in realtà antieconomica: ecco perché non ci conviene (di Robert Costanza)
    L’economia reale include le risorse in termini di capitale naturale, cioè tutto ciò che la natura dona e non dobbiamo produrre. Se guardiamo a questa economia scopriamo che a partire dal 1997 a livello globale sono andati persi circa 20.000 miliardi di dollari l’anno in servizi agli ecosistemi non contabilizzati, una cifra superiore al Pil degli Stati Uniti. Il Gpi (Genuine progress indicator) pro capite è fermo al 1978, anche se il Pil pro capite è più che raddoppiato. Vai all’articolo completo!  
  • Crescita, sostenibilità e bioeconomia. Un triangolo scomodo? (di Christian Patermann)
    Quando si affrontano i temi della crescita e della sostenibilità, in politica, in economia e nella vita quotidiana, le argomentazioni di decisori politici, cittadini interessati e anche consumatori seguono in genere strutture e schemi ben definiti: alcuni intendono la crescita come uno strumento indispensabile per il benessere, il lavoro e la pace mentre altri la considerano un male, quasi l’opera del diavolo; la sostenibilità invece è di norma la beniamina di chiunque, sebbene venga criticata, soprattutto negli ultimi tempi, per essere troppo sovente una parola vaga e alla moda. Vai all’articolo completo!
  • Miniera urbana (di Emanuele Bompan)
    La città meneghina è diventata un esempio internazionale per la raccolta e il riciclo della frazione organica dei rifiuti. Materia Rinnovabile spiega come è stato possibile realizzare uno dei progetti più interessanti d’Italia. Vai all’articolo completo!
  • La tabella delle mancanze (di James Clark)
    I designer, gli industriali e gli scienziati oggi possono scegliere praticamente qualsiasi elemento chimico per applicarlo alla funzione specifica che desiderano. L’utilizzo sempre più intensivo di questa possibilità e l’assenza della fase di riciclo di alcuni degli elementi più “critici” sollevano però preoccupazioni rispetto alla loro disponibilità nel lungo termine. Ecco perché sarà bene rielaborare tutta la strategia di progettazione, così da avviare un approccio a circuito chiuso all’impiego dei materiali che mantenga le risorse in circolazione in modo più efficace. Vai all’articolo completo!  
  • Dalle reti da pesca che inquinano il mare agli skateboard: il rifiuto si trasforma in merce (di Nancy Averett)
    Tre imprenditori americani lottano contro l’inquinamento da plastica degli oceani, trasformando in skateboard le reti da pesca smesse. Vai all’articolo completo!  
  • Per far ripartire l’Europa serve il carburante green (di Antonio Cianciullo)
    La partita del recupero della materia sta entrando nel vivo. Lo si percepisce dalle prime esitazioni in sede europea che sono segno di uno scontro di interessi provocato dalla capacità dirompente della rivoluzione tecnologica, industriale e filosofica che ruota attorno al valore del riciclo. Vai all’articolo completo!
  • Verso la materia rinnovabile (editoriale)
    La rivista Materia Rinnovabile si propone come un tavolo virtuale di incontro. Obiettivo è quello di rappresentare quella parte della società e dell’economia internazionale, più significativa di quanto risulti dai media, che ha dimostrato di essere pronta a un cambiamento verso un futuro più attento all’ambiente e alla salute. Vai all’articolo completo!
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