A Netcomm va in scena La fine dello shopping online

La competizione tra On e Off line è ormai superata, le due dimensioni, come sostiene il filosofo di Oxford Floridi, sono, infatti, fuse in un eterno e perenne Onlife dominato dalla continua multicanalità


La fine dello shopping online
, il libro di Wijnand Jongen presentato al Netcomm forum 2018, è uno strumento interessante per capire a che punto sia la “battaglia” che si sta combattendo tra retailers e venditori online.

Già dal titolo sembra chiaro che non ci siano vincitori né vinti, c’è solo l’idea di come vada interpretata la funzione che si svolge. La riflessione, provocatoria, che deriva da una nostra interpretazione (è bene chiarirlo) è che i prodotti, in generale, siano finiti o destinati a finire, semplicemente non esistono più.

Da quando si pensa di “affittare” as a service le macchine che producono “cose”, i prodotti perdono il loro valore aggiunto, non ha quasi più senso produrli, se non fosse per i servizi che si costruiscono intorno. Allora l’idea è proprio questa, il valore aggiunto va inseguito e si conquista lavorando sul posizionamento e quindi sulla reputazione o nei servizi che si costruiscono intorno agli oggetti.

Stabilito questo il nodo cruciale sta nell’individuare le nicchie giuste, staccarsi dal centro, il prodotto generico, e conquistarsi le ali del mercato che la rete rende, globalmente, mercati enormi.

Un’enorme opportunità per l’Italia che ha nel Made in Italy reputazione infinita e una serie di nicchie straordinarie per varietà e profondità, insomma l’ideale per i mercati globali.

In questo contesto le nuove tecnologie, Blockchain, AI e VR, concorrono nella costruzione di servizi efficienti che possono anche abbassare i costi fissi e di esperienze uniche, che possono essere vissute sia dal vivo, sia da remoto a seconda delle strategie individuate e delle scelte.

Così, non esistono road map necessariamente vincenti o migliori, esistono scelte strategiche che acquistano un loro senso se coerenti e correttamente sostenute dalle imprese che le percorrono. Alcuni esempi possono aiutare, la scelta di Rinascente di abbandonare l’e-commerce ha un senso, così come quella di vivere gli store come dei luoghi speciali dove provare delle esperienze uniche.

Allo stesso modo è sensato affiancare a queste strategie, altre, volte a concorrere con l’online nello studio della clientela. Esistono infatti tecnologie che permettono, anonimizzando e nel rispetto delle leggi sulla privacy, di monitorare il comportamento delle persone che entrano negli store e quindi di configurare il negozio e posizionare i prodotti a seconda dei dati che si hanno (e quindi dei desiderata dei clienti).

Milano in questo caso offre un test di prova piuttosto interessante visto che gli store Mondadori (proprio dal lato opposto di Piazza Duomo, di fronte alla Rinascente) stanno sperimentando proprio queste tecnologie (ma è probabilissimo che lo stia facendo anche lo stesso gruppo Rinascente).

Certo ci sono ancora serie relativamente ridotte di dati, ma certamente la raccolta costante di informazioni favorirà la conoscenza delle abitudini e la strutturazione degli store fisici sulla falsa riga di quelli online.

Eccoci quindi arrivati all’onlife: il neologismo coniato dal filosofo romano, oggi a Oxford, Luciano Floridi – autore di La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondosecondo il quale non è più possibile distinguere on e off line, dal momento che la realtà è il frutto di una continua sovrapposizione e commistione.

Onlife che rappresenta anche uno dei presupposti del libro.

A seguire l’intervista a Roberto Liscia, presidente di Netcomm e autore della prefazione del libro.

Il futuro del retail from TRIWU on Vimeo.

 


CONTATTI

Netcommforum

Mondadori Store

Rinascente

 

 

In this article