Iniziato il censimento dell’ecosistema Open Data italiano, intervista alla responsabile Francesca De Chiara

Today we are launching Open Data 200 Italy, the first ever attempt to map the emerging open data ecosystem in Italy. In the spirit of being open and collaborative, we call upon everyone to help create this map. If you are an Italian Open Data user, please make yourself known and share details about the way you use Open Data. If you know of corporations and other organizations (small and large) who are using Open Data, let us know. Si apre così il blog su Open Data 200, incuriositi, abbiamo raggiunto Francesca De Chiara la responsabile del progetto sostenuto da New York University GovLab e FBK (Fondazione Bruno Kessler). Intervista a cura di Daniele Bettini di TRIWU’.

Come avete scelto le 200 aziende?
Per individuare le aziende candidate che rappresentano il target primario per la nostra indagine (trattandosi di candidati, posso aggiungere che sono più di 200) non sto utilizzando una metodologia di ricerca classica. Nel nostro caso il processo è il seguente: partendo da una base di contatti personali e professionali sto conducendo interviste mirate, colloqui con persone attive sulla scena o che si occupano direttamente dei cataloghi open data nazionali e regionali, consultazione dei risultati di altri promettenti studi e analisi degli accessi ove possibile. Ho anche utilizzato alcuni prodotti, per i dati sulle imprese, nello specifico atoka.io. In base a questo il dataset dei candidati è in progress e si sta popolando. Stiamo registrando molto interesse, da parte di enti e anche la rete di collaboratori si sta sviluppando spontaneamente. Lo spirito è super-collaborativo, la nostra è una call to action, coloro che hanno voglia di contribuire all’iniziativa possono farlo, contattandoci. Dal momento del nostro annuncio, ho già ricevuto diversi messaggi e auto-candidature sia di collaboratori che di imprese. L’unità in cui lavoro è attiva nel campo e nella comunità open data italiana e diversi casi studio sono in itinere. La realtà italiana è differente da quella statunitense e il target che ci siamo prefissi è piuttosto ambizioso ma il dibattito su come definire l’impatto è aperto e vivacissimo e credo che nel nostro paese dovremmo contribuire e allargare l’interesse oltre i confini della nostra comunità. Con il progetto OpenData200 Italia l’obiettivo ambizioso è quello di offrire una “evidence base” per avviare e costruire un dialogo basato sui dati tra chi rilascia e chi utilizza il patrimonio informativo pubblico a fini commerciali e non e per comprendere le dimensioni e la diversità delle imprese che ne fanno uso. L’aggiornamento della cosiddetta “open data user base” è continuo, a brevissimo la versione del sito www.opendata500.com/it sarà arricchita con una sezione in cui sarà possibile per le imprese auto-candidarsi. Ma invieremo il questionario direttamente ai nostri candidati. In settembre, dopo la pausa estiva, il progetto entrerà nella fase maggiormente operativa. Dopo aver concluso la survey e analizzato i risultati, selezioneremo casi di studio specifici da approfondire.

Quali sono i settori più rappresentati?
Al momento è ancora presto per dare un resoconto sulle categorie maggiormente rappresentate, e uno degli obiettivi è appunto di allargare lo spettro dei reusers oltre i soliti noti. Tra i nostri candidati i settori sono i più disparati, da aziende che si occupano chiaramente di elaborazione dati, ICT, turismo, formazione, settore vendite, marketing, trasporti, assicurazioni. Open data sono usati nel business to business come nel business to consumer. Da studiare inoltre con la nostra indagine l’evooluzione dei modelli di business che si stanno affermando.

Il progetto OpenData500 è più avanti, hanno già raggiunto dei risultati? Quali?
Il progetto Open Data 500 ha avuto risonanza mondiale e sicuramente ha contribuito a creare attenzione sul tema mostrando letteralmente attraverso la pubblicazione sulla pagina impact di data.gov l’impatto potenziale con il numero di posti lavoro creati dalle impresa che riutilizzano open government data. Quando si formula un programma di apertura dei dati, certamente molto dipende da vincoli legali, politici, organizzativi. Soprattutto è importante mostrare buoni esempi di riuso, quando si attua una strategia per “convincere” chi produce il dataset a rilasciarlo come open data.
Di recente  in California ad esempio, dove Open Data 500 ha identificato più di 130 open data companies, è passato a inizio giugno il Senate Bill 537, dove viene menzionata la creazione di uno state chief data officer e l’adozione di un’open data policy in tutto lo stato. Diciamo che se questo tipo di “evidenze” sull’impatto dell’apertura dei dati promuovuono una mobilitazione a livello decisionale e nel policymaking, questi possono essere definiti risultati. Vorrei inoltre aggiungere che il committment politico in qualsiasi azione ispirata a open data è importantissimo.

In prospettiva, quali risultati vi aspettate di raggiungere in Italia; ci sono in generale dei casi in cui queste operazioni hanno portato dei benefici?
Ci aspettiamo nel lungo termine di favorire l’incontro tra domanda e offerta dei dati attraverso i risultati della ricerca. Quale ruolo hanno i dati pubblici nella catena del valore? Il valore dei dati aperti in termini economici e sociali è davvero misurabile? Possiamo quantificare l’impatto? Questi sono interrogativi ai quali cerchiamo di rispondere con la maggiore accuratezza possibile. Ma siamo sicuramente solo all’inizio.

Cosa ostacola la diffusione dell’open data in Italia?
Barriere culturali (mancanza di cultura del dato), ma anche più concretamente difficoltà nel ristrutturare i processi organizzativi all’interno delle PA, perchè tutto ciò ha dei costi non marginali. Determinante nel ciclo di produzione dei dati l’aggiornmento di chi li produce e il miglioramento delle competenze.

Quali sono i costi che una PMI dovrebbe affrontare per partecipare al vostro studio e quali vantaggi potrebbe ottenere? E i vantaggi sono aperti a tutti o solamente a chi aderisce al progetto?
Non ci sono costi per una PMI che vuole partecipare allo studio. Il vantaggio è legato molto alla visibilità che si acquisisce, questo vale molto per imprese giovani o startup. Con la nostra ricerca vogliamo identificare e analizzare la domanda di open data, ecco perchè nella nostra survey chiediamo anche quali sono le “richieste”, i desiderata da parte delle imprese.

Per l’analisi di casi specifici:

Gli open data e il trasporto pubblico locale

Moovit: quando gli open data sono alla base di una startup


CONTATTI

Open Data 200 Italy
www.opendata500.com/it
data.gov

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