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Premio “Per un giardinaggio evoluto” a Fernando Caruncho, landscape designer

Testi e foto di Carlo Maria Vella

Triwù a Orticolario, la manifestazione che che si è tenuta a Villa Erba sul lago di Como dal 30 settembre al 2 ottobre, ha cercato segnali di cambiamento in un’arte antica, quella dei giardini. Per chi vive le città e le guarda con attenzione, ma anche per chi osserva come i comportamenti privati siano sempre più impattanti sulla comunità e sul pubblico, è ormai chiaro come la cura dei giardini, dei terrazzi, dei balconi, dei cortili, sia un tema destinato ad uscire dallo spazio delle “passioni personali” per diventare un modo di cambiare l’ambiente urbano, a beneficio di tutti.

Non a caso, da tempo si discute del disegno di legge “Misure di agevolazione fiscale per interventi di «sistemazione a verde» di aree scoperte di pertinenza delle unità immobiliari di proprietà privata”, per interventi di: «sistemazione a verde» di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni; la realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili, finalizzati all’assorbimento delle polveri sottili, alla mitigazione dell’inquinamento acustico e alla riduzione delle escursioni termiche. Lo scopo è il miglioramento della qualità della vita degli abitanti di un determinato territorio e lo sviluppo di uno strumento progettuale di “compensazione” e “mitigazione” degli impatti socio-ambientali prodotti da edificazioni anonime e lontane dalla ricerca del “bello”. E del disegno di legge in discussione in senato si è parlato anche a Villa Erba. Così, anche una grande manifestazione come questa è stata occasione per trovare spunti interessanti e innovativi, come il Premio “Per un giardinaggio evoluto” a Fernando Caruncho, progettista di giardini e spazi verdi di indubbia qualità estetica, ma anche teorico del giardino contemporaneo e filosofo.

Un’ampia presentazione dei suoi lavori è disponibile sul sito della Scuola Agraria del parco di Monza, da sempre attenta agli aspetti sociali, innovativi e tecnologici della scienza agraria.
Qui vi presentiamo uno dei suoi lavori, il vigneto Amastuola, un’opera originale, oggetto di studi e riconoscimenti internazionali, che coniuga in modo innovativo produzione agricola, estetica e tradizione.
Il vigneto, della superficie di oltre 100 ettari, interamente biologico, è posto su un pianoro a 210 metri sul livello del mare, in Puglia. E’ stato recuperato un terreno non più produttivo e reso di nuovo coltivabile, impiantando soprattutto vitigni autoctoni. Il vigneto è dotato di un impianto d’irrigazione di soccorso auto compensante a goccia, adoperato solo in annate di particolare siccità, per salvaguardare la qualità delle uve. Inoltre di recente, in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Piacenza), è stata installata nel vigneto una stazione agrometereologica che, tramite un software gestionale, permette di visualizzare i periodi di rischio infettivo da parte di eventuali fitofagi, la loro gravità relativa, l’attuale livello di protezione garantito da eventuali trattamenti precedenti (in base alle condizioni ambientali e allo sviluppo della pianta), e la dose ottimale di prodotto da distribuire, riducendo in questo modo, drasticamente, le quantità dei prodotti di difesa.
I filari di viti sono stati impiantati sulla base del disegno pensato di Fernando Caruncho, che ha disposto i filari a spalliere delle viti disegnando onde parallele che si susseguono per circa 3 km, definite dallo stesso autore “onde del tempo che attraversano fin dall’antichità questo luogo”. Inoltre, 1.500 ulivi secolari di oltre 800 anni (sono stati datati dal CNR di Perugia), recuperati come elementi storico-monumentali, alcuni con tronchi di diametro superiore ai 2.5 metri, sono stati risistemati in 24 isole organicamente posizionate su tutta la superficie del vigneto e lungo le strade storiche della Masseria, caratterizzando il progetto con il contrasto tra il verde argento dell’ulivo ed il verde intenso delle onde delle viti.

Il video di una intervista a Fernando Caruncho realizzata da Sabrina Merolla.

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