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La sentenza di Torino premia la multinazionale del food delivery, sgravandola dall’accusa di sfruttamento

Due anni fa l’accusa di sfruttamento dei sei riders – i fattorini del terzo millennio – contro l’azienda tedescan Foodora; immediatamente “sollevati” dall’incarico dopo la loro protesta. Un caso mediatico che fece discutere tutta Italia, creando l’incipit a una discussione non ancora terminata sulle problematicità del lavoro on demand della gig-economy.

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Un “rider” di Foodora

Proprio su questo paradigma si fonda la sentenza del Tribunale del Lavoro di Torino, che ieri (12 aprile 2018) ha sancito che i lavoratori di Foodora “non sono dipendenti”. Pertanto, ogni accusa di sfruttamento non può che decadere, se il rapporto di lavoro non sussiste.

Con questa, a suo modo, storica sentenza si legittima in pratica il modello della gig-economy, basato su lavoratori free-lance, sganciati dall’azienda, che vengo “attivati” on demand soltanto nel momento del bisogno effettivo come dei semplici fornitori saltuari.

E’ probabile che questo orizzonte sarà sempre più plausibile nel futuro del lavoro? Ne abbiamo parlato qui, inserendo nel discorso la potenzialità dell’Intelligenza Artificiale, l’Automazione del lavoro e il reddito universale.

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