La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha organizzato una gara fra soft robot a Livorno aperta a team di ricercatori provenienti da tutto il mondo

Come sentirete nella intervista a Cecilia Laschi, dell’Istituto di BioRobotica, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, la definizione robot molli deve essere interpretata bene per rendere l’idea che sta al centro di quest’area della robotica. Comunque sì, ci sono i robot soft e quelli rigidi, e questi ci sono ben noti, sono sul mercato alcuni decenni. I soft, invece, stanno muovendo i primi passi. La loro caratteristica di base è quella di poter svolgere delle funzioni di interazione con l’ambiente in cui si trovano, avendo la capacità di adattarvisi a tale ambiente.
A fine aprile 2016 la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, uno dei centri di ricerca più avanzati a livello mondiale, ha organizzato una gara fra soft robot, alla quale hanno partecipato dei team composti da giovani ricercatori e ricercatrici provenienti da tutti i paesi.
Il primo video che vedete in questa pagina racconta come si è svolta la gara facendovi vedere le tante “forme” che possono avere questi robot.

Dall’intervista a Cecilia Laschi qui sotto, si ricava, invece, un quadro delle possibili applicazioni della robotica soft.

Barbara Mazzolai coordina il Centro di Micro-BioRobotica dell’Iit, Istituto Italiano di Tecnologia, a Pontedera (Pisa). Nella sua intervista (qui di seguito) ci spiega come funziona il robot che ha utilizzato il suo team, ma soprattutto descrive uno dei temi più significativi della ricerca robotica in questo campo e cioè quale filosofia di ricerca e quale approccio mentale bisogna attuare per differenziarsi dalla robotica classica.

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