Tecnologie dirompenti, scommettere sulla semantica

Il report del McKinsey Global Institute sulle tecnologie dirompenti

“Tecnologie dirompenti: avanzamenti che trasformeranno la vita, gli affari e l’economia globale” (“Disruptive technologies: Advances that will transform life, business, and the global economy”) questo è il titolo di un report pubblicato da poco dal McKinsey Global Insitute, il think tank di economisti istituito dal McKinsey Group negli anni ’90, per offrire a decisori pubblici e provati strumenti di comprensione delle dinamiche economiche globali ed elementi di strategia aziendale e di governance per affrontarle.

L’aspetto più interessante dello studio è dato dall’individuazione di dodici ambiti tecnologici che – secondo i redattori – costituiranno i driver più importanti delle dinamiche di innovazione del prossimo futuro (con un impatto stimato complessivo, entro il 2025, che oscilla tra i 12 e i 14 trilioni di dollari). La prima di queste tecnologie è rappresentata dall’ambito dell’internet mobile, seguono l’automatizzazione dei processi di conoscenza, l’internet of things, il cloud, la robotica avanzata, l’automatizzazione dei veicoli, la genomica, lo storage di energia, la stampa 3D, la ricerca sui materiali e due comparti energetici, quello tradizionale delle fonti fossili, alla ricerca di nuovi metodi di esplorazione e stoccaggio, e quello delle energie rinnovabili.

In questa lista, dunque, figurano comparti di ricerca e innovazione più stabili, e ormai familiari – come quello sulle fonti energetiche e sullo storage di energia – a fianco di comparti più innovativi, e più di punta secondo la stima, come l’internet delle cose o i veicoli automatici. Il fattore che più colpisce è rappresentato dall’automazione dei processi di conoscenza (al secondo posto): in questo caso, secondo il report, l’utile minimo atteso è addirittura superiore alla ormai consolidata industria del mobile internet. Nell’ambito della knowledge automation rientrano sia i processi di calcolo, sia soprattutto la ricerca semantica, che porterà le maccchine a rispondere a problemi reali posti dagli utenti in linguaggio naturale, in modo sempre più efficiente. Sempre di più, dunque, diventa chiaro come la sfida tecnologica non consista tanto nel ristrutturare in maniera perfettamente formalizzata il modo in cui svolgiamo il nostro lavoro e possediamo le nostre competenze, quanto nell’acquisire la capacità di interagire con utenti non strutturati e poco formalizzati, che si esprimono nel linguaggio di tutti i giorni. Qui il testo completo del report.


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