Dove si trovano i fondi per la smart city?

Un articolo su Forbes rilancia la necessità di un approccio olistico alla città intelligente

Efficienza e gestione dei dati. Questa è la cifra fondamentale dell’innovazione urbana secondo Michael Keane, senior partner di K2S Advisors, gruppo di consulenza finanziaria e strategica che opera su progetti di sviluppo sostenibile.

Globalizzazione, aumento demografico e urbanizzazione portano alla definizione di un modello di città come fulcro delle politiche di innovazione e come sistema fortemente interconnesso che continuamente genera dati e che si presta a essere riformato complessivamente in vista di un progressivo efficientemente. Questo lo schema generale. L’innovazione avviene attraverso la gestione dei dati urbani per aumentare l’efficienza (nei trasporti e in tutte le infrastrutture materiali e immateriali che connettono gli utenti in una rete).

La domanda fondamentale che si pone a questo punto, però, riguarda le modalità di finanziamento: come si ripaga un investimento in questa direzione? Se si tratta di un investimento di lungo periodo, come favorirlo in tempi di crisi?

La risposta che proviene da un gruppo che come K2S opera nel mondo della finanza è molto chiara: tecnologia e finanza devono tornare a parlarsi. In che senso? Chi opera nell’universo delle nuove tecnologie (start up innovative, realtà industriali che vogliono investire in nuovi progetti, centri di ricerca) deve comprendere e comunicare il piano di rientro economico, anche a lungo termine, degli investimenti: sapere cioè in che senso un’innovazione può generare anche molto indirettamente – ma comunque in modo certo – un utile. E d’altra parte il mondo della finanza deve essere ricettivo rispetto alle proposte di lungo periodo. Temi che abbiamo incontrato molte volte e che hanno un solo minimo comune denominatore: tornare a scommettere e programmare su tempi più ampi, che coinvolgano anche le prossime generazioni di cittadini intelligenti.

Qui l’articolo completo di Forbes.

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