Smart-rifiuti, uno “sporco” lavoro per l’innovazione

Tanti strumenti per ottimizzare raccolta e smaltimento

Il bello della tecnologia è che può essere applicata anche alle questioni ‘sporche’, ai problemi più complessi e radicati delle smart city. La gestione dei rifiuti è una di quelle questioni che apparentemente è lontana dal mondo dell’innovazione e che, invece, attinge dalla ricerca e dalle intuizioni tecnologiche gli strumenti per ottimizzare la raccolta, lo smaltimento e il riciclo degli scarti. Sul tema rifiuti il nostro Paese prova sentimenti contrastanti, se da una parte veniamo sbeffeggiati sulle prime pagine dei rotocalchi mondiali per i quintali di immondizia accantonati ai bordi delle strade, dall’altra facciamo notizia (un po’ meno strillata, per la verità) per grandi opere efficienti come il termovalorizzatore di Brescia o per piccole pensate geniali come la raccolta-punti in discarica.
Succede a Pisa, dove l’amministrazione comunale dal 2010 ha introdotto un innovativo sistema di tessera a punti per incentivare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani. La procedura è identica alla raccolta che si fa con i punti accumulati al supermercato. Ogni card, recapitata direttamente a casa, possiede un chip con un numero identificativo e ogniqualvolta il cittadino si reca in discarica, accumula punti. Rifiuto ingombrante e pericoloso: più punti sulla tessera. Un kg di abiti vale un solo punto, ma pile usate e farmaci ne fanno guadagnare anche 25. I premi in palio sono allettanti: si tratta di buoni sconto sul prezzo della TARSU, la tassa sui rifiuti solidi urbani.
Geniale: se riciclo tanto e bene, pago meno tasse.
Il primo anno di sperimentazione, si è concluso con successo: il pisano più riciclone ha accumulato 19.313 punti per un risparmio totale di 214 euro sulla bolletta-rifiuti. I tre criteri (quantità, tipologia e numero di visite alle stazioni ecologiche) confluiscono poi in un algoritmo matematico che trasforma i punteggi in detrazioni. Ogni cittadino può controllare in qualsiasi momento il proprio punteggio su www.ambiente.comune.pisa.it, può monitorare la propria posizione in classifica e soprattutto monetizzare il proprio risparmio.
Ma gli esempi smart del Bel Paese non finiscono qui. Passeggiando per le vie di Trieste, Padova e Firenze ci si può imbattere nei cosiddetti “cassonetti intelligenti”, bidoni dell’immondizia che comunicano alla centrale operativa via radio e telefono quando sono pronti per essere svuotati, ottimizzando il transito degli automezzi e evitando così viaggi inutili. Come è possibile una raccolta differenziata on demand? Il cassonetto è dotato di un microprocessore che gestisce e comunica tutte le informazioni acquisite all’unità operativa centrale o direttamente agli operatori sui camion. La raccolta dei dati è effettuata da un sensore volumetrico a ultrasuoni che consente di valutare il livello di rifiuti; da un sensore termico che segnala eventuali situazioni di incendio; da un accelerometro che registra il numero di conferimenti e da rilevatori di gas che avvisano in caso di tossicità. Non stupitevi, pertanto, se nelle Smart City vedrete un netturbino munito il palmare intento a localizzare con il GPS il cassonetto pieno più vicino.
E non stupitevi se il netturbino, a un certo punto, è un robot. Non è fantascienza, non è un film della Disney, è la realtà di un piccolo comune toscano, Peccioli (PI). Per due mesi DustBot, il robot spazzino, si è aggirato per le vie del paese e ha effettuato la raccolta dei rifiuti porta a porta. Si è trattato di una sperimentazione, ma i suoi creatori, gli ingegneri robotici della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, si dicono fiduciosi di riuscire ad industrializzare il robottino e di utilizzarlo per un nuovo modo di fare la raccolta differenziata soprattutto in quei domicili abitati da anziani soli o da persone con scarsa mobilitàento. Il robot potrebbe diventare nelle Smart City un vero e proprio strumento sociale: è costruito in modo tale da poter trasportare pesi e, quindi, potrebbe essere anche impiegato per recapitare la spesa o pacchi pesanti.
In una visione futuristica (ma non troppo), il robottino, tornando in centrale potrebbe anche fermarsi all’Ecobank, il bancomat ecologico che in cambio di una bottiglia di plastica usata elargisce un bonus di 25 centesimi di euro da spendere presso esercizi e supermercati convenzionati. Le macchine riconoscono, grazie ai lettori di codici a barre, la tipologia di rifiuto (bottiglie di plastica o lattine), lo compattano e lo stoccano in appositi contenitori.
Un nuovo sistema di vuoto a rendere che si trova già per le strade di Alessandria, Valenza e Piacenza.
Concludiamo con una segnalazione poco tecnologica ma dall’idea innovativa che crea nel cittadino un’attitudine al riciclo intelligente e sistematico: “Rifiuto con affetto”. E’ un cassonetto trasparente dotato di ante e ripiani nel quale il cittadino può riporre gli oggetti o gli indumenti che non utilizza più e, contemporaneamente, cercare e scegliere quelli lasciati da un altro utente. Si tratta di una sorta di armadio pubblico che raccoglie e rimette in circolazione quegli oggetti vecchi ma ancora utilizzabili. Su www.rifiutoconaffetto.it si possono trovare i punti di raccolta sparsi per l’Italia; si va da Matelica a Bergamo, passando per Gubbio e Venezia.

Articolo di Chiara Albicocco – Smart City n.1 per Smau Milano 2011

In this article