A inizio 2015 la Regione Lombardia ha visto completato il piano per la diffusione della banda larga su tutto il territorio.

Un investimento di 95 milioni di euro per portare il divario digitale (digital-divide) a livelli prossimi allo zero. Un progetto voluto e co-finanziato dalla Regione, messo a bando, vinto da Telecom Italia con una proposta valutata e approvata da un board tecnico esterno e indipendente.
Nuove soluzioni tecniche, nuove norme, per aumentare efficienza e velocità di esecuzione.
I due protagonisti, Mauro Fasano – dirigente Unità Organizzativa Energia e reti tecnologiche di Regione Lombardia e Gianni Moretto – responsabile Open Access Nord Ovest di Telecom Italia, raccontano al nostro Federico Pedrocchi, in dieci risposte serrate, tutto quello che hanno imparato.

Di seguito tre video di approfondimento sul tema banda larga:

  • Alessandro Benatti, Assessore al Comune di Curtatone (MN), racconta l’esperienza tipica di un piccolo Comune all’ingresso e allo svolgimento del progetto regionale che ha colmato il divario digitale in Lombardia.
  • Stefania Milo, Presidente nazionale dei Giovani Imprenditori di CNA, traccia lo scenario e il cambio di rotta necessario per rendere appetibile, per le piccole aziende, un ingresso nel mondo della banda larga.
  • Nel progetto Telecom/Regione Lombardia sono anche state utilizzate delle tecnologie di scavo, per la posa dei cavi, molto avanzate. Fra le diverse aziende che hanno lavorato in questo settore, SIRTI, società di ingegneria e di impiantistica di rete, ha messo in campo una soluzione di grande efficacia per quanto riguarda tempi di lavoro, costi e, fattore tutt’altro che secondario, la forte diminuzione del disagio per i cittadini a seguito dei lavori. Nel dialogo fra Telecom/Regione e le amministrazioni locali per definire gli accordi per i lavori, la possibilità di poter proporre queste soluzioni di scavo è stata un fattore importante.
    Nel caso di SIRTI, le tecniche di lavoro si basano su due aspetti centrali: le prospezioni locali con georadar e la soluzione delle mini-trincee.Formata una sorta di carovana di scavo e posa, il georadar precede di qualche metro, permettendo di conoscere con anticipo eventuali ostacoli, impianti e strutture sotterranee, riconoscendone posizione e natura. Una volta avuto il via libera dal georadar, la fresa scava un solco continuo largo pochi centimetri e profondo lo stretto necessario, recuperando il materiale asportato. La posa della fibra, e infine la chiusura e rasatura della fessura con una malta speciale, permettono di chiudere il cantiere nel giro di poche ore.