Intervista all’assessore Enzo Lavolta

 

Si fa presto a dire Smart City. Un po’ meno facile è pensare a una cornice ampia, unitaria e di progetti integrati. Ne parliamo con Enzo Lavolta, assessore allo Sviluppo Economico, all’Innovazione, all’Ambiente e ai Lavori Pubblici del Comune di Torino. Città tra le più all’avanguardia nel recepire in maniera “intelligente” i vantaggi concreti che le innovazioni tecnologiche sono in grado di offrire alla collettività.

Dunque, è meglio evitare di parlare troppo facilmente di Smart City, lei dice. Ma questo significa forse che degli interventi mirati, per rendere intelligente un particolare servizio, senza agire su tutta la città, li ritiene inefficaci?
«Affatto, possono essere molto significativi, tuttavia se si vuol parlare di un intervento globale allora io credo che l’impostazione corretta sia quella che stiamo dando noi a Torino. Noi pensiamo che il vero orizzonte da raggiungere, quando si parla di Smart City, sia quello di ridisegnare la città, anzi, l’area metropolitana perché è su questa scala territoriale che si possono cambiare le cose. E l’obiettivo è definire un nuovo modello di sviluppo, sia sociale che economico. L’insieme delle tecnologie oggi disponibili, quindi, deve diventare lo strumento per realizzare questo scenario. Perché c’è il rischio che le tecnologie siano l’elemento prevalente. Quindi: progetto metropolitano, credibile, fatto di interventi che sono realmente in grado di incidere sulla città e sulla vita che in essa si svolge».

Ci può indicare una logica di intervento, fra quelle che avete individuato come fondanti del vostro progetto?
«Intervenire sulle periferie, per esempio. A Torino, come in altre città, si è fatto molto nel centro storico. Ora dobbiamo incidere nella struttura delle periferie. Qui scattano criteri precisi, che sono quelli dell’innovazione sociale, dell’inclusione. Altra direzione cruciale: il ruolo e il modo di essere della pubblica amministrazione. Deve diventare una realtà in grado di facilitare processi di trasformazione, capace di rendere interessante e conveniente investire sul proprio territorio. L’amministrazione deve anche individuare degli interlocutori che si vogliono introdurre nel proprio scenario, il che significa, per esempio, offrire opportunità di sperimentare, mettendo a disposizione porzioni del territorio. Però, ripeto, è necessario definire un quadro complessivo degli interventi e infatti noi, in questa fase, stiamo cercando di individuare priorità e fasi di tutto il progetto. Poi si passerà al confronto operativo con le tante realtà da coinvolgere, sociali, economiche, culturali; e anche in questo caso vogliamo praticare un nuovo obiettivo, e cioè quello di ridisegnare questo genere di rapporti, perché noi pensiamo che le regole di “ingaggio” fra sistema pubblico e privato oggi vadano riscritte».

Veniamo al cosiddetto  “cruscotto”.
«Sì, l’abbiamo definito così. È il primo strumento tecnologico che abbiamo individuato. Sarà online, e avrà il compito di seguire tutto il progetto che ho descritto, di essere interfaccia fra i vari soggetti coinvolti, che saranno tantissimi, e di offrire ai cittadini tante modalità di relazione e soprattutto – a questo teniamo molto – di partecipazione alla trasformazione della loro città».

Articolo di Federico Pedrocchi
(Smart City N.1 – Smau Milano 2011)


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