Automobile: il trasporto pubblico del futuro

In questi giorni l’automotive è stato al centro di molti appuntamenti sull’innovazione. Tra i protagonisti Daimler, l’elettrico e il nuovo servizio di sharing dedicato ai Van

Il futuro della mobilità è stato uno dei tanti temi trattati al Summit della SingularityU di Milano; una delle tesi presentate, in parte provocatoria, è che il futuro della mobilità sia incentrato sull’automobile.

Questo perché il servizio pubblico, per come l’abbiamo inteso fino a oggi,  sarebbe troppo costoso per la collettività e inefficiente.

Una tesi che prende in considerazione molti fattori partendo dal presupposto che il tpl (trasporto pubblico locale) sia stato progettato e pensato per una struttura produttiva del secolo scorso, per servire un mondo della produzione completamente diverso da quello di oggi.

Tralasciando il fatto che nonostante questo spesso i mezzi pubblici, quelli grandi e grossi, siano a seconda delle fasce orarie di riferimento troppo pieni o troppo vuoti.

Un paradosso che ne ricorda un altro individuato sempre nel corso dell’appuntamento milanese: tutti i ragazzi hanno un pc in tasca, un pc potentissimo, perché non possono utilizzarlo a scuola?

Perchè bisogna dotare di lavagne elettroniche o mirabolanti device le classi quando tutti hanno un loro telefono e sanno utilizzarlo come pochi altri strumenti? (Interrogativo posto da Chiara Burberi, startupper che propone corsi di materie scientifiche ai ragazzi dalle medie alle superiori attraverso lezioni progettate come fossero dei video game…).

Parte dallo stesso presupposto il futuro della mobilità e dell’automobile. Nella città ideale non esistono mezzi pubblici, ma non esistono neanche automobili di proprietà, esistono automobili che girano h24, sono sempre piene e ottimizzando i percorsi svolgono anche funzione di servizio pubblico.

Perché far circolare mezzi ingombranti, enormi e molto costosi, perché spendere miliardi per andare sotto terra quando ovunque ci sono migliaia di automobili ferme per 20h al giorno?

Insomma la soluzione sarebbe un modello di mobilità distribuita, uno sharing spinto all’estrema potenza in cui i viaggiatori condividono percorsi e si raccolgono reciprocamente via per via, strada per strada a seconda delle necessità. 

Un sogno futuristico in cui le città, più che smart, sono meccanismi super raffinati, tecnologie calibrate al centimetro, dove tutto si incastra perfettamente, scintillanti ingranaggi degni di un futuribile iperuranio.

Viste da lontano (dal passato in cui viviamo) tutto sembrerebbero tranne che forme di vita, che per definizione, e forse necessità, si presentano come confuse, frastagliate e arruffate, come le foreste, le giungle o le barriere coralline.

Per quanto più o meno condivisibili sono tesi interessanti utili a capire dove va l’impresa; se, infatti, questo futuristico mondo di Uber pool è un po’ troppo spinto e appunto, provocatorio, è interessante il modello di business promosso da alcuni grandi player dell’automotive.

Alla Disruptive Week di Milano, abbiamo incontrato Dario Albano, ‎Managing Director Vans presso Mercedes-Benz Italia che ci ha raccontato alcune cose piuttosto interessanti: dopo Car2go (che comunque rimane in rosso), Daimler sta progettando un servizio simile per i Van, in sostanza un servizio di noleggio di brevissima durata per il trasporto merci.

Un servizio ulteriormente innovativo e che forse trova spiegazione nella teoria, non ancora provata, secondo la quale tutti i dati raccolti in questi anni serviranno a costruire servizi di auto/van senza pilota sulle tratte più strategiche. Questa però è un’altra storia, che in parte potrebbe essere connessa all’altra nota interessante.

Dario Albano ha infatti confermato che Daimler crede molto nella propulsione elettrica, tanto da impegnarsi non solamente nello sviluppo di nuovi modelli, ma anche nel processo di infrastrutturazione delle città.

Infrastrutturazione che, molto tra parentesi, è uno dei grandi nodi chiave per lo sviluppo delle autonomous car, che, volendo esagerare, hanno come loro asset decisivo la comunicazione machine to machine, settore in cui per molti potrebbe essere decisiva la blockchain (che Daimler ha appena sperimentato in una versione privata per un bond da 100 milioni di Euro). Questa però è davvero fantascienza, o forse no?

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