Da ANCI uno studio ricco di strategie e casi studio, per la progettazione del cambiamento smart

L’obiettivo è chiaro: mettere in comune le esperienze, anche e sopratutto per individuare i modelli replicabili, i problemi ricorrenti, le strategie più efficaci in relazione al tipo di contesto urbano, e stabilire una serie di passi e di direttive di massima. Per far sì che l’universo Smart City, in Italia, non resti un “bel presepe” di casi eccellenti ma sparpagliati (come lo definisce il sindaco Piero Fassino, Presidente dell’ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), ma divenga un capitolo fondamentale della progettazione urbana, a tutte le scale decisionali.

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La redazione del Vademecum per la città intelligente è stata curata da un gruppo di lavoro diretto da Paolo Testa e Gianni Dominici e coordinato da Valentina Piersanti, composto da Mauro Savini, Elisa Filippi, Eleonora Bove, Tommaso del Lungo. Qui il testo completo dello studio.

La struttura del Vademecum è molto chiara, e rispecchia la sua vocazione “di servizio” a decisori e tecnici dei comuni. Si parte da quelli che sono presentati come i punti cardinali della Smart City: avere un’idea, avere un piano, avere risorse e avere una organizzazione. Senza questi ingredienti fondamentali, infatti, si può fare poca strada: l’idea della città che si vuole costruire e delle sue caratteristiche socio-politiche è essenziale e viene prima della ricerca e dell’implementazione di tecnologie avanzate.

Come sottolinea Paolo Testa, direttore di Cittalia – ANCI Ricerche e Responsabile dell’Osservatorio Nazionale Smart City: “Si capovolge l’abituale approccio alla tecnologia che ha contraddistinto questa prima fase del dibattito e le modalità di ingaggio tra amministrazioni locali e imprese ICT: queste ultime non sono più chiamate (nel migliore dei casi) a personalizzare i propri prodotti in funzione di una domanda di servizi pubblici particolarmente qualificata; ma, insieme alle filiere locali della conoscenza (università, politecnici, centri di ricerca e loro start up), debbono diventare protagonisti di un rilancio della vocazione economica distintiva di quel territorio urbano, così co- me è stata individuata dai decisori locali”.

Questo non vuol dire, naturalmente, che la tecnologia non abbia una sua importanza decisiva, anzi. Il Vademecum sottolinea con chiarezza come sia stata spesso una carenza da parte dei tecnici a rallentare l’attuazione dei progetti smart city, anche se non si tratta di una carenza strettamente tecnologica o attinente all’ICT, quanto piuttosto della scarsa abitudine a fornire ai decisori tutti gli scenari comparativi più importanti, per capire quali siano, ancora una volta, i modelli urbani replicabili ed efficaci.

La seconda e la terza sezione del Vademecum sono più operative. Si parla degli step della programmazione: dall’analisi del territorio (bisogni e risorse) alla mappatura dei soggetti attivi (stakeholders), dal coinvolgimento attivo della cittadinanza nella progettazione alla organizzazione e alla messa a frutto delle competenze disponibili, sino ai capitoli, fondamentali, delle opportunità di finanziamento e del monitoraggio dei risultati ottenuti sul medio e lungo periodo. Conclude il Vademecum una sezione ricca di esempi, che intende rispondere a una domanda molto semplice: “a che punto sono le città?”. Qui si trova una fotografia complessiva sullo stato dell’arte nelle 58 città coinvolte nell’Osservatorio ANCI (vedi immagine a seguire), una vera e propria rassegna di casi studio e una ricca raccolta di abstract di proposte e ricerche sul tema Smart City in Italia.

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