L’ingrediente segreto della Silicon Valley

e l’impossibilità di replicarla altrove, per via governativa o puramente economica

Un report della Technology Review del MIT riporta l’attenzione su un tema a suo modo classico: qual è il segreto della Silicon Valley? Come possiamo fare per replicarne il successo altrove, ricreando quella eccezionale alchimia di università e impresa, pubblico e privato, investimento sul futuro e qualità della vita presente? I tentativi, racconta il report, si sono sprecati. A partire dagli inizi dell’età del silicio. Già negli anni ’60, Frederick Terman tentò di costruire una nuova Valley high-tech in New Jersey, dove già c’era un tessuto industriale avanzato (si pensi anche solo ai Bell Labs) ma mancava un centro universitario d’eccellenza. Il fallimento del tentativo di Terman ha fatto scuola.

Qual è l’ingrediente segreto della Silicon Valley, dunque? Le risposte si sono moltiplicate: dalla meritocrazia alla libertà, dalla eterogeneità delle persone alla cultura orientata alla competizione e alla collaborazione, per arrivare persino al clima mite e alla vicinanza al mare. Quello che si può dire con certezza è che il segreto non sta semplicemente nell’università o nell’impresa, non soltanto in una attenta pianificazione governativa degli spazi urbani né esclusivamente in una spontanea attività imprenditoriale non regolata, ma in un giusto mix delle due cose. Forse – sottolinea il report – è qui che si dovrebbe lavorare, senza sperare di replicare il successo californiano, ma limitandosi ad agevolare nei modi possibili la creatività e l’imprenditoria innovativa: dalle esenzioni fiscali alle infrastrutture di rete, dalle strategie di promozione territoriale alla semplificazione normativa. In fondo, sottolinea l’autore, Vivek Wadhwa (giunto in Silicon Valley come immigrato), il solo rischio di crisi per il cluster californiano è rappresentato da una chiusura eccessiva sulla concessione di visti a ricercatori e lavoratori a tempo determinato…

In this article