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Un’interessante (o tragica?) animazione mostra il crollo dei quotidiani italiani negli ultimi 15 anni

Tutti sapevamo che i quotidiani di carta fossero le vittime sacrificali dell’informazione all’interno della rivoluzione digitale – con la conseguente diffusione di notizie poco verificate e poco verificabili attraverso l’utilizzo del web. Ora però possiamo vederlo con i nostri occhi, in pochi secondi.

Qui, infatti, potete osservare una tanto interessante quanto scoraggiante animazione che mostra il crollo ineluttabile della vendita dei giornali cartacei italiani.

In questo grafico animato, realizzato da YouTrend (Agenzia Quorum), sono considerate solo le copie cartacee e il dato di ogni anno si riferisce alla diffusione media giornaliera su scala nazionale. Unica testata a non calare, forse anche per il nome esplicativo, Avvenire

La discesa senza sosta della disseminazione dell’informazione cartacea non sembra conoscere pause o tregue; sebbene molti editori siano convinti che l’informazione “di carta”  non cesserà mai di esistere. Seguendo, in qualche modo, l’adagio del filosofo Hegel: secondo cui la lettura mattutina del quotidiano rappresenterebbe la preghiera laica dell’uomo moderno.

E non è necessariamente una buona notizia, come sottolinea icasticamente il filosofo dell’informazione Luciano Floridi su IoDonna – quando afferma che con il Telecommunications Act firmato nel 1996 da Bill Clinton da un parte si liberalizzò l’informazione digitale ma dall’altra si delegittimò la responsabilità dei canali di comunicazione sulla responsabilità del controllo dei contenuti veicolati. Pensiamo, oggi, ai grandi quotidiani nazionali che nelle loro versioni online non lesinano certo fake news; oppure a Facebook, che non controlla le informazioni al suo interno e lascia libero spazio a propagande populistiche o, banalmente, fasulle.

Nonostante la rivoluzione digitale, certo, non scomparirà così presto l’abitudine alla lettura dell’informazione cartacea; ma è un habitus che le nuove generazioni perderanno sempre più, dato che utlizzeranno cellulari donatori di informazioni immateriali, non tangibili, e quindi meno solide, più agili, comode e veloci.

A quel punto, allora, la riflessione teorica dovrà per forza di cose scontrarsi con la dura realtà empirica.


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