Start up school: nuove vie per le PMI innovative

Dal Time un’analisi su un fenomeno emergente, a partire dal caso di Galvanize

galvanize

In Silicon Valley si sperimentano nuove vie per lo start up. Siamo abituati a pensare che per i giovani aspiranti imprenditori le alternative siano due: scegliere un’educazione formale tradizionale (il college), magari in una sede particolarmente dinamica e ricca di stimoli, o abbandonare da subito i binari prefissati, per fondare la propria start up, magari con l’aiuto di investitori lungimiranti e coraggiosi o di incubatori e acceleratori di impresa.

Non è detto, però, che non si possa dare una terza via. Il Time magazine dedica infatti un servizio (a firma di Roya Wolverson) a un fenomeno emergente, quello delle Start up school. In luoghi come Galvanize si respira da subito l’aria dell’impresa di successo californiana: contatti interessanti e internazionali, rapporti stretti con venture capitalist ed esperti di innovazione, senza dimenticare l’immancabile caffetteria e la sala giochi.

Si tratta però di una vera e propria scuola, in cui si insegna come diventare imprenditori e come realizzare la propria idea. Un po’ come un incubatore, insomma, ma con il rigore di un programma didattico e il tempo di approfondire i temi trattati.

Naturalmente resta qualche perplessità: siamo sicuri che questa terza via tra college e startupping sia percorribile? Si può standardizzare, formalizzare, tradurre in un programma didattico il genio imprenditoriale? Che cosa rende di più sul lungo periodo, una formazione universitaria tradizionale o una formazione direttamente rivolta al business? Ciò che è certo è che le start up school – a loro volta start up – sono un’iniziativa di successo: tra le rette (costose) pagate dagli studenti e gli introiti della caffetteria e del ristorante, i guadagni sono assicurati. C’è comunque da sperare che la concorrenza di queste scuole contribuisca a svecchiare i programmi universitari…

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