Qualche valutazione sull’Instagram effect: i colossi californiani a volte dettano il trend di investimento sulle start up

L’uniformità delle soluzioni intelligenti resta comunque una forma di conformismo. E c’è il rischio di perdere per strada qualche idea brillante e innovativa. Questo è il sospetto che fa nascere il caso di Instagram, l’app per la condivisione di foto che ha dettato anche un nuovo stile fotografico di sapore vintage, con filtri lomo-style, forti contrasti, cromatismi accesi. Ma non è il conformismo estetico degli scatti a sollecitare una riflessione, quanto piuttosto l’uniformità degli investimenti, che si dirigono sempre di più verso il settore Ict, il sotto-settore app e il sotto-sotto-settore photo/video in particolare. Questo dice il report di Cb Insights, che abbiamo già commentato qui!

Il sospetto di alcuni è che non si tratti di un trend genuino, ma dettato da logiche di investimento che provengono dalle major californiane e da loro strategie strettamente aziendali. Perché Facebook ha acquistato Instagram per oltre un miliardo di dollari, tra denaro contante e stock options? Secondo l’analisi del web-guru Om Malik su GigaOm non si tratta di un investimento sul futuro ma di un consolidamento della propria posizione di leadership tra i social network. Sino a pochi giorni prima Instagram era valutata da investitori professionisti attorno ai 500 milioni di dollari: a dispetto della crescita vertiginosa del valore della compagnia, si tratta pur sempre della metà del prezzo pagato da Zuckerberg. La valutazione di Malik è netta: Facebook avrebbe investito una cifra così alta per assicurarsi a tutti i costi quello che sarebbe diventato un potenziale concorrente. A differenza del colosso bianco e blu, che da questo punto di vista ha ancora molto da imparare, Instagram è nato sugli smartphone. La transizione verso i supporti mobili dell’attività di social networking e il sempre maggiore utilizzo dei profili per la condivisione di foto hanno messo in allarme Facebook, impreparato a questa evoluzione. Analoghe riflessioni compaiono su Forbes, mentre in molti, a partire da Tech Crunch e Wired si interrogano sul senso del vertiginoso salto di quotazione di Instagram.

Se dunque da una parte questa vicenda ci dice che gli utenti sono ancora in grado di decidere l’identità degli strumenti web che utilizzano, senza farsi condizionare, d’altro canto l’effetto a cascata che casi come Instagram hanno avuto sugli investimenti in Ict può insospettire. Altri fattori che alimentano questa tendenza sono naturalmente la diffusione del cloud computing e quella dell’open source, che abbassano i costi e rendono molto più semplice fondare una start up in questo settore, alimentando la logica una app-una start up. Ma quali garanzie si possono dare che gli investimenti in questo settore si rivelino produttivi sul lungo periodo? Visto che la logica dei Venture Capital è sul medio lungo periodo, questa dovrebbe essere una domanda fondamentale.

Nell’intervista per Triwù, Diana Saraceni – Venture Capitalist, co-fondatrice di 360 Capital Partners – aveva espresso molto chiaramente questo punto: sebbene la quantità di candidature a finanziamenti dal mondo Ict sia molto alta, la scrematura del Venture Capitalist in questo caso taglia molto e il risultato finale negli investimenti non è sproporzionato a vantaggio di questo settore.

Una strategia molto selettiva nell’ambito Ict sembra in linea con le preoccupazioni che emergono anche in Silicon Valley: la paura dominante è qui quella di essersi dimenticati di alcuni pezzi essenziali del puzzle dell’innovazione. Consideriamo a titolo di esempio le domande guida della conferenza Venture Shift, tenutasi a San Francisco lo scorso 19 giugno (presenti Venture Capitalist, imprenditori giovani e meno giovani, rappresentanti di incubatori e business network):

“Gli acceleratori e gli incubatori sopravviveranno? C’è una miriade di iniziative di questo genere: come possono sopravvivere? Molti fondi di Venture Capital hanno chiuso e una manciata di nuovi fondi è venuta alla luce. Chi sono? Che valore hanno per gli imprenditori? Chi saranno i vincitori sul lungo periodo? Molti fondi si buttano sul finanziamento di start up appena nate, molti sul finanziamento di realtà avviate, ma c’è una terra di nessuno nel mezzo. Non si tratta di un problema?”

Come si vede la necessità di un nuovo sguardo d’insieme sulle strategie di promozione dell’innovazione emerge sempre più chiaramente.

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