Il rapporto OCSE sull’economia digitale 2015

Il ruolo dell’economia digitale: motore per l’innovazione e la crescita inclusiva che permea innumerevoli aspetti dell’economia mondiale

L’OCSE ha presentato il Digital Economy Outlook 2015, la principale pubblicazione del Committee on Digital Economy Policies (CPDE), il comitato di riferimento dello specifico gruppo di lavoro di cui è membro anche il Garante italiano per la privacy.
Il documento mette in evidenza il ruolo svolto dall’economia digitale in quanto motore per l’innovazione e la crescita inclusiva, che permea innumerevoli aspetti dell’economia mondiale con un fondamentale impatto su numerosi settori (banking, retail, energia, trasporti, istruzione, editoria, media, salute e soprattutto informazione e tecnologie della comunicazione).
Il Report indica, attraverso una panoramica delle prospettive di sviluppo e delle principali tendenze del settore ICT, le misure mediante le quali i Paesi membri dell’OCSE possono massimizzare il potenziale dell’economia digitale.
Riguardo a quest’ultimo obiettivo, il documento si sofferma in particolare sugli aspetti legati alla fiducia di utenti e imprese nei confronti della digital economy, sul ruolo che gioca l’Internet delle cose e sulla necessità di adottare il cosiddetto privacy risk approach: una metodologia che possa consentire, anche nel mondo digitale, di calibrare gli obblighi per chi tratta i dati sulla base della valutazione del rischio che quel trattamento comporta.

Ecco alcune note individuate dal report:
•    Tutti i paesi dell’OECD hanno almeno 3 operatori mobili, molti ne hanno 4. I prezzi dei servizi mobili sono scesi notevolmente tra il 2012 e 2014 con il maggior declino in Italia, Nuova Zelanda e Turchia. I prezzi sono cresciuti n Austria e Grecia (p. 118);
•    7 dei 34 paesi membri dell’OECD contano più di un contratto telefonico mobile per persona. Circa 3/4 degli smartphone utilizzati nei paesi OECD navigano attraverso Wi-Fi privati via rete fissa;
•    Dei 34 paesi analizzati, 27 hanno una strategia digitale. Molti l’hanno implementata tra il 2013 e il 2014. Molti piani sono focalizzati su infrastrutture di telecomunicazioni, velocità e capacità della banda. Poche analizzano le questioni internazionali come la Governance di internet;
•    Il settore ICT, nel 2013, impiegava più di 14 milioni di persone nei paesi OECD, il 3% della forza lavoro. Gli occupati nel settore ICT raggiungono il 4% degli occupati totali in Irlanda e Corea del Sud, rappresentano meno del 2% in Grecia, Portogallo e Messico;
•    Il venture capital nel settore ICT sta crescendo. Negli USA è tornato ai suoi più alti livelli dai tempi della bolla dot-com (p. 37);
•    La Cina è il maggiore esportatore di beni e servizi ICT, in termini di valore aggiunto i leader sono però gli Stati Uniti, che hanno una grande capacità di introiettare una grande quota di servizi all’interno dei prodotti finiti. In termini di valore aggiunto è alta la quota di servizi ICT offerta da India e Gran Bretagna.
•    La Corea del Sud è il Paese più specializzato in computer, prodotti elettronici e ottici; il Lussemburgo è il più forte nelle telecomunicazioni, mentre Irlanda, Svezia, e GB sono i più specializzati in IT e negli altri servizi di informazione.

Scarica il Focus sull’Italia: OECD360 Italia2015


CONTATTI

Garante per la protezione dei dati personali
Il lancio del report OECD Digital Economy Outlook 2015

In this article