In occasione della disruptive week, dal Mercedes Benz Center, il dibattito sulla connected car

Nella storia dell’industria automobilistica si sta chiudendo un’epoca, e alla base di questo cambiamento ci sono diversi fattori. È il binomio che vede l’auto come mezzo dalle prestazioni in termini di potenza, velocità, oppure, all’opposto, scarna ed essenziale, accessibile a prezzi molto bassi, che oggi sta cambiando profondamente dopo aver segnato un secolo di proposte industriali. Da una parte è la disponibilità di nuove tecnologie che sta rivoluzionando il panorama. L’auto sarà sempre più connessa alla rete, con funzioni che spaziano dal comfort al lavoro e alla sicurezza. Quest’ultima, in particolare, si sta delineando come una componente essenziale: controllo delle prestazioni dei pneumatici, sistemi per la guida notturna o per individuare momenti di stanchezza in chi guida, ma anche per individuare guasti in ogni punto del mezzo. Oppure funzioni per il parcheggio automatico. Se pensiamo alla cultura di massa che per tanto temo ha segnato l’uso dell’automobile, una cultura per la quale il “sonno del guidatore” era vissuto come un affronto alle sue capacità prestazionali, per non parlare dell’abilità nel parcheggio, ecco che lo scenario che si sta delineando ci fa misurare quanto sia profonda la mutazione. E a questo si aggiunge l’attenzione forte che oggi i costruttori pongono sulle prestazioni delle auto in termini di sostenibilità ambientale.
Ecco perché, allora, una tavola rotonda nella quale, insieme a un grande marchio come Mercedes, troviamo una società telefonica come Telecom, una grande azienda elettronica, Samsung, un centro di ricerche che si occupa di soluzioni ergonomiche con una attenzione particolare alle tante forme di disabilità, il Don Gnocchi di Milano, non può più essere quell’evento che, solo una ventina d’anni fa, sarebbe stato considerato come del tutto incomprensibile.

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