L’esperimento di fusione fredda è andata in streaming su Triwù. Dai nostri archivi, il video dell’evento

Triwù, in collaborazione con Moebius, la trasmissione di scienza di Radio 24, nella giornata del 22 luglio 2013 ha organizzato un collegamento in streaming con i laboratori della Defkalion Global di Milano, laboratori nei quali era allestito un apparato per la fusione fredda.  E’ l’esperimento più recente e lo scopo della nostra diretta era quello di fornire a un largo pubblico degli elementi di comprensione di base di questa vicenda. Merita chiamarla vicenda perché questa fusione “… si può fare? O c’è dietro un grande trucco? Siamo in presenza di fenomeni fisici che solo oggi vediamo per la prima volta, oppure di illusioni belle e buone, prodotte ingenuamente, o volutamente create perché l’obiettivo reale è il classico “prendi i soldi e scappa”? Perché tutta la vicenda è segnata essenzialmente da quest’ultimo sospetto: si vuole vendere, a qualche operatore impegnato in vari modi nel settore energetico, un falso tecnologico, guadagnare una discreta montagna di soldi, e vivere molto felici e molto contenti”.

Abbiamo anche introdotto il tema della definizione, altra faccia della querelle. Abbiamo scritto: “le teorie – ancora molto approssimate (o per sempre approssimate?) – parlano di LENR, Low Energy Nuclear Reaction, e cioè piccole reazioni nucleari guidate da basse energie”. Dopodiché, abbiamo usato i termini “fusione fredda” perché questo è quello che è arrivato al pubblico e da questo si deve partire.

Come abbiamo dichiarato all’inizio dello streaming del 22, la trasmissione non aveva alcun obiettivo di validazione del fenomeno. Insieme a noi c’erano Marco Ripani dell’INFN e Beatrice Mautino del Cicap, e li abbiamo esplicitamente introdotti non come personaggi muniti di un timbro di garanzia eventualmente da esporre sul marchingegno al termine della dimostrazione, ma come commentatori, insieme a noi, sia dell’apparato che delle tante storie controverse che riguardano questo caso. Abbiamo anche sottolineato con forza che non volevamo fare alcuna demo anche perché in un’ora e mezza nulla di ciò può essere realizzato. Ma nemmeno in un giorno e forse nemmeno in un mese. Una validazione deve richiedere condizioni sperimentali molto più accurate e senza limiti temporali.

Il nostro obiettivo era molto semplicemente il seguente: far vedere a un largo pubblico come è fatto un esperimento di questo genere. Negli ultimi tre anni nessuno ha mai offerto a un audience di non addetti ai lavori una visione delle cose divulgativa, mentre le notizie sulle polemiche hanno anche occupato qualche prima pagina di quotidiani. In sostanza: è come se un pool di addetti si dilaniasse in discussioni su come le slot machine truccate non faranno mai venir fuori quattro ciliegine, senza mai preoccuparsi di far vedere a un largo pubblico come diavolo è fatta una slot machine. Se si deve discutere di possibili trucchi e truffe, bene, facciamo vedere dove potrebbero essere. Si guardi il video e si capirà che questo è quello che è stato fatto. Tuttavia, un altro obiettivo era quello di “esplorare” anche il dibattito, le polemiche, la loro origine e la loro natura, perché anche questa componente della vicenda è fortemente assente nella comunicazione verso il pubblico, appunto, dei non addetti.

Un dato importante da spiegare, ad esempio, è che la richiesta, a imprese che hanno come obiettivo un prodotto industriale, di pubblicare degli articoli scientifici su riviste di settore in modo da essere sottoposti al controllo effettuato da esperti super partes – ovvero  la prassi seguita normalmente nella ricerca – è una richiesta completamente fuori luogo perché da che mondo è mondo, e ogni giorno, abbiamo migliaia di casi di ricerca industriale super protetta.
Abbiamo affrontato questo aspetto nella parte conclusiva, affermando che è tanto reale quanto problematico: abbiamo una ricerca industriale e una scientifica che seguono due percorsi diversi e conflittuali. Un bel problema, soprattutto nei casi in cui c’è il rischio di attività potenzialmente truffaldine.

C’è chi ha commentato che dare spazio a questo genere di esperimenti, senza avere prima la certezza che siano validi, è una operazione scorretta. Questa affermazione ci pare un po’ sorprendente. Il largo pubblico, ad esempio, non dovrebbe aver mai ricevuto alcuna comunicazione, negli ultimi quarant’anni, sulla fusione calda, che continua ad essere una tecnologia non verificata, e sulla quale si sono investiti billion dollars. E si tenga presente che fra coloro che supportano i diversi approcci alla fusione calda – macchine piccole, macchine grandi, ad esempio – si viaggia da anni a colpi di “quelli non hanno capito niente e sbattono via i soldi dei contribuenti”.
Fortunatamente, poi, i fisici teorici costano poco perché lavorano, come si dice, con carta, penna e lavagna; ma certo anche a un nutrito pool di loro, quelli che si applicano alla teoria delle stringhe, non si sarebbe dovuto dare alcun spazio informativo da almeno una quindicina d’anni.

No, quindi, e senza alcuna esitazione: una vicenda come la fusione fredda va raccontata, con tutte le sue cose, belle o brutte che siano. Anche per un ulteriore motivo, che riteniamo di assoluto rilievo: se spieghiamo a tanti quali sono le componenti di questa storia – come di tante altre – diventa molto più difficile mestare nel torbido. E allo stesso tempo chi propone degli esperimenti, anche con alcune segretezze tipiche della ricerca industriale, se decide di sottoporsi pubblicamente alle critiche che possono arrivare da tecnici, ma lo fa di fronte a un audience molto ampia, è evidente che consente che si evidenzino possibili errori o superficialità nelle sue performance.

Ci siamo interrogati anche su altri aspetti. Per esempio: se Dennis Bushnell , direttore del Centro Ricerche della Nasa, dichiara in più scritti che sono attualmente in corso centinaia di esperimenti di fusione fredda, ecco, sarebbe auspicabile sapere dove sono e chi li fa. Ma è anche probabile, ci siamo detti, che siano tanti gli esperimenti che stanno andando avanti nel più totale segreto, e questo è un fatto.

Forse ci sono trucchi micidiali anche nell’apparato realizzato da Defkalion Global. Se ci sono prima o poi verranno fuori. In trasmissione ci siamo concentrati, però, su un altro interrogativo: come misuriamo questa cosa? Perché, abbiamo detto, in particolare ragionando con Beatrice Mautino e Marco Ripani, gli strumenti di misura sono parte essenziale di qualunque esperimento. Non dobbiamo pensarli come dispositivi che fanno il loro onesto lavoro indipendentemente da quello che devono misurare. Non è così, sono “coinvolti”, per dirla in termini polizieschi, perché una misura fatta in un punto dell’esperimento può essere valida mentre in un altro non lo è. Oppure un certo apparecchio di misura non è adatto allo scopo. Storicamente emerge, nella ricerca, anche la necessità di inventare strumenti di misura ad hoc, perché quelli esistenti non possono essere affidabili. Questo lato della misura, probabilmente, è quello da indagare maggiormente.
A questo proposito si veda il report sulla dimostrazione curato da Mats Lewan, giornalista scientifico svedese che scrive per  Next Magasin e Ny Teknik e che era presente durante la dimostrazione Defkalion del giorno successivo, il 23.
Infatti: nella giornata successiva al nostro streaming del 22, Defkalion, su richiesta della International Conference on Cold Fusion, in corso a Columbus, nel Missouri, ha fatto vedere in funzione il suo reattore per dieci ore, e ha risposto alle domande di una platea di ricercatori presenti al meeting. Triwù in questo caso ha svolto solo una funzione tecnica per la ripresa video dello streaming. L’abbiamo guardata anche noi, comunque, questa lunga sessione, alla quale hanno ovviamente partecipato migliaia di tecnici da tutto il mondo e non solo dal Missouri. Era in Internet e quindi visibile a tutti. C’è stato un dibattito intensissimo, con un ventaglio di opinioni molto vasto. Gente che guardava l’esperimento e faceva i conti insieme ad altri collegati in chat.
Siamo ben lontani dal poter esprimere giudizi di merito a partire da un dibattito che ha visto oltre diecimila contatti. Una sola valutazione complessiva ci sentiamo di esprimerla: anche in questo dibattito fra addetti è emersa una certa possibile fragilità dei criteri di misura. In onda, quelli della Defkalion hanno dichiarato che stanno lavorando a una release successiva che dovrebbe dare risposte a questo problema. Si vedrà.

Federico Pedrocchi

A questo link il video della diretta organizzata da Defkalion Global con la Conferenza Mondiale sulla Fusione Fredda. La diretta è divisa in tre parti che Livestream pubblica in ordine inverso: si parte dal terzo video della pagina, poi si passa al secondo e infine al primo.

L’audio della trasmissione Moebius di Radio 24

L’audio della trasmissione Smart City di Radio 24

 


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Defkalion Energy:
5 via Bastia, Milano 20139,
Italy

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