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Le politiche di genere nell’Unione Europea e le strategie 2020-2025

Da gennaio 2021 in Europa si discute della strategia per la parità di genere della Commissione per il periodo 2020-2025 e il Parlamento stesso la descrive come ambiziosa, ma troppo generica e priva di specifici obiettivi da raggiungere entro il 2025, nonché di chiari strumenti di monitoraggio. I principi di fondo e la meta sono assolutamente condivisibili: una Unione in cui le donne e gli uomini, le ragazze e i ragazzi, in tutta la loro diversità, siano liberi di perseguire le loro scelte di vita, abbiano pari opportunità di realizzarsi e possano, in ugual misura, partecipare e guidare la nostra società europea.

Gli obiettivi principali sono porre fine alla violenza di genere, combattere gli stereotipi sessisti, colmare il divario di genere nel mercato del lavoro, raggiungere la parità nella partecipazione ai diversi settori economici, affrontare il problema del divario retributivo e pensionistico, colmare il divario e conseguire l’equilibrio di genere nel processo decisionale e nella politica.

Vediamo nello specifico alcuni dei molti temi affrontati nel documento “Una Unione dell’uguaglianza: la strategia per la parità di genere 2020-2025”.

Il mercato del lavoro
Il tasso di occupazione femminile nell’UE non è mai stato così elevato; eppure, molte donne continuano ad incontrare ostacoli all’accesso e alla permanenza nel mercato del lavoro. Alcune sono strutturalmente sottorappresentate nel mercato del lavoro, spesso a causa della combinazione dell’essere donna con ulteriori condizioni di vulnerabilità o emarginazione, ad esempio l’appartenenza a minoranze etniche o religiose o la provenienza da un contesto migratorio.

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Imprenditoria femminile e investimenti
Promuovere le donne nel mercato del lavoro significa anche offrir loro la possibilità di affermarsi come investitrici e imprenditrici. La politica di coesione dell’UE sostiene l’imprenditoria femminile, il (re)inserimento delle donne nel mercato del lavoro e la parità di genere in settori specifici, tradizionalmente maschili. Nell’ambito del Consiglio europeo per l’innovazione istituito dal programma Orizzonte Europa, si definiranno misure mirate volte a promuovere la partecipazione delle donne all’innovazione, tra cui un progetto pilota diretto a promuovere le start-up e le piccole e medie imprese innovative guidate da donne.
Attualmente però nelle società di venture capital e di private equity solo 1 dirigente su 10 è donna, anche se tra i soci dei Fondi privati che operano secondo una prospettiva di genere la rappresentanza femminile è del 72%.
I gruppi di soci fondatori costituiti esclusivamente da uomini ricevono quasi il 92% di tutti i capitali investiti in Europa.

La partecipazione ai diversi settori economici
Sebbene in Europa le laureate superino numericamente i laureati, le donne continuano a essere sottorappresentate nelle professioni più remunerate. Solo nei lavori e nei settori scarsamente retribuiti e negli inquadramenti di livello più basso, la presenza femminile è superiore a quella maschile. Modelli sociali discriminatori, idee preconcette sulle competenze di donne e uomini e una sottovalutazione del lavoro femminile sono tra i fattori che contribuiscono a questa situazione.

Il mondo digitale
La percentuale di uomini che lavorano nel settore digitale è 3 volte superiore a quella delle donne. Solo il 22% dei programmatori che si occupano di Intelligenza Artificiale sono donne.
Con la rapida trasformazione e digitalizzazione dell’economia e del mercato del lavoro, oggi il 90 % dei posti di lavoro richiede competenze digitali di base. Nella UE solo il 17 % di chi intraprende studi o abbraccia una professione nel settore delle ICT e solo il 36 % dei laureati nel settore STEM è rappresentato da donne, sebbene le ragazze abbiano risultati migliori dei ragazzi nell’alfabetizzazione digitale. Questo divario e questo paradosso saranno affrontati nel piano d’azione per l’istruzione digitale.

Ruoli dirigenziali nella società
Le donne che occupano posizioni dirigenziali, che si tratti di politica o di agenzie governative, dei più alti organi giurisdizionali o dei consigli di amministrazione, sono ancora troppo poche, anche se, a livelli più bassi, la parità di genere si è in realtà affermata. Il fatto che posti di vertice siano occupati esclusivamente da uomini per lungo tempo influisce sulle successive modalità di assunzione, talvolta solo per pregiudizi inconsapevoli.
Solo il 7,5% dei presidenti dei consigli di amministrazione e il 7,7% degli amministratori delegati delle maggiori società della UE quotate in borsa sono donne. La rappresentanza femminile all’interno dei parlamenti nazionali della UE è del 32,2%.
Le istituzioni e gli organi dell’UE non dovrebbero essere esonerati dall’assicurare l’equilibrio di genere nelle posizioni dirigenziali.
La Commissione darà l’esempio. Grazie all’esortazione della presidente Von der Leyen a conseguire la parità di genere all’interno del collegio dei commissari, quest’ultimo comprende oggi il numero più elevato di commissarie nella storia dell’UE. La Commissione intende raggiungere un equilibrio di genere del 50 % a tutti i livelli dirigenziali del suo personale entro la fine del 2024.

Integrare la dimensione di genere nelle politiche e nel quadro finanziario
Le sfide principali che l’UE si trova oggi ad affrontare – tra cui le transizioni verde e digitale e il cambiamento demografico – hanno tutte una dimensione di genere. L’inclusione di una prospettiva di genere in tutte le politiche e i processi dell’UE è essenziale per raggiungere l’obiettivo della parità di genere.
L’obiettivo è ridistribuire il potere, la capacità d’influenza e le risorse in modo equo e basato sulla parità uomo-donna, lottando contro le disuguaglianze, promuovendo l’equità e creando opportunità.
Le proposte della Commissione relative al quadro finanziario pluriennale (QFP) garantiscono l’integrazione della dimensione di genere nell’intero quadro, più specificamente nei vari strumenti di finanziamento e di garanzia di bilancio dell’UE, in particolare il Fondo sociale europeo Plus, il Fondo europeo di sviluppo regionale, Europa creativa, il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, il Fondo di coesione e il programma InvestEU.
I finanziamenti saranno destinati ad azioni volte a promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e l’equilibrio tra vita professionale e vita privata, a investire in strutture di assistenza, a sostenere l’imprenditoria femminile, a combattere la segregazione di genere in alcune professioni e ad affrontare il problema della rappresentanza squilibrata di ragazze e ragazzi in alcuni settori dell’istruzione e della formazione.

Nel settore della ricerca e dell’innovazione, la Commissione introdurrà nuove misure per rafforzare la parità di genere nell’ambito di Orizzonte Europa, ad esempio la possibilità di chiedere un piano per la parità di genere a chi vuol accedere al programma, e un’iniziativa volta ad aumentare il numero di start-up tecnologiche guidate da donne. Saranno messi a disposizione anche finanziamenti per la ricerca di genere e intersezionale.


 

INFORMAZIONI

 Sito EUR -LEX

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