Le potenzialità del Teleriscaldamento in Italia

Milano, quartiere Isola

AIRU ha pubblicato lo studio sul teleriscaldamento di Politecnico di Milano e Politecnico di Torino

Nella lotta al cambiamento climatico e per arrivare in Europa a zero emissioni di CO2 entro il 2050, è necessario sviluppare tecnologie ad alta efficienza, cioè decarbonizzare e defossilizzare: in questa direzione, il teleriscaldamento, grazie alle sue peculiarità, ha guadagnato più interesse e importanza.
Il teleriscaldamento è diventato realtà in Italia negli anni ’70, a Brescia; ora copre di 3% della domanda termica, con una concentrazione al Nord. Parliamo di oltre un milione di appartamenti connessi a una delle 300 reti che distribuiscono il calore proveniente da diverse fonti: calore di recupero, geotermia, cogenerazione e solare termico.
Lo studio di Politecnico di Milano e Politecnico di Torino, voluto da AIRU – Associazione Italiana Riscaldamento Urbano,  rafforza l’interesse verso il teleriscaldamento e presenta il potenziale di diffusione del teleriscaldamento efficiente in Italia. Particolare attenzione viene data all’espansione della tecnologia come opportunità di utilizzo su ampia scala delle energie rinnovabili e di recupero di calore di scarto.

La domanda
Lo studio inizia con la stima della domanda di calore relativa al settore civile e la conseguente quota idonea alla connessione al teleriscaldamento.
La stima per il settore residenziale al 2030 è calcolata in 219.3 TWh (Terawattora), a cui si aggiungono 26.4 TWh di fabbisogno di acqua calda. Il fabbisogno del settore terziario invece, è pari a 84.2 TWh.
Utilizzando metodologie di analisi spiegate puntualmente, lo studio determina che a fronte di un fabbisogno di 329 TWh del settore civile, residenziale e terziario, 114 TWh sono ad oggi tecnicamente idonei alla connessione a un’eventuale rete di teleriscaldamento.

La disponibilità di calore di scarto e rinnovabili
Le due tipologie di fonti sono analizzate utilizzando un processo differente.
La valutazione del calore di scarto è ottenuta analizzando i processi produttivi già esistenti sul territorio e partendo da dati emissivi relativi a ogni impianto analizzato; le fonti esaminate sono gli impianti termoelettrici, gli impianti industriali, gli impianti di trattamento delle acque e i termovalorizzatori. I risultati del calcolo portano all’individuazione di 121 TWh di calore di scarto recuperabili in reti di teleriscaldamento.
La stima della quantità di energia rinnovabile integrabile nelle reti viene fatta invece a partire da dati di disponibilità territoriale diffusa delle risorse, come ad esempio la disponibilità di biomassa su base provinciale. Le disponibilità di biomassa e geotermia sono calcolate a partire dalle stime del progetto europeo Heat Roadmap Europe; il solare termico è invece stimato come quota integrabile rispetto alla domanda, senza necessità di accumulo stagionale.

Incontro domanda e offerta – Valutazione del potenziale
L’ultima fase è costituita dall’analisi dell’incontro fra domanda e offerta di calore ed è finalizzata a individuare le aree in cui il teleriscaldamento trova un potenziale di diffusione, prendendo in considerazione la distribuzione spaziale della domanda e dell’offerta e i costi, il costo del calore proveniente dalla fonte e il costo della rete di trasporto, nonché le perdite termiche.
Il risultato finale è dunque la configurazione di fornitura del calore economicamente più sostenibile, identificando la quota di domanda più convenientemente servibile da teleriscaldamento, la composizione in termini di fonti energetiche e la quota rimanente di domanda.

Il potenziale
Dei 114 TWh di domanda identificata come teleriscaldabile, 38 TWh sono quelli che lo studio suggerisce come servibili da sistemi di teleriscaldamento.
La quota maggiore è rappresentata da calore di recupero, pari a 22 TWh, seguita da 11 TWh di geotermia, da 3 TWh di cogenerazione e 2 TWh di solare termico.
Il teleriscaldamento oggi distribuisce sul territorio 9.3 TWh (dato AIRU 2018); lo studio evidenzia un margine di espansione che supera di quattro volte l’attuale quota.

Vantaggi ambientali
A completare la valutazione, il potenziale di diffusione del teleriscaldamento viene corredato dall’analisi di impatto ambientale associata al completo sfruttamento del potenziale del teleriscaldamento.
In pratica, rendere concreta questa potenzialità permetterebbe un risparmio di emissioni climalteranti pari a 5.7 MtCO2, risultato che equivarrebbe allo spegnimento di circa 4 milioni di caldaie autonome da appartamento e una riduzione delle concentrazioni degli inquinanti nelle aree urbane pari a 1 milione di auto per quanto riguarda le emissioni di particolato.

Scarica lo studio di Politecnico di Milano e Politecnico di Torino>>>

A Radio24, per la trasmissione Darwin, l’evoluzione della scienza, Chiara Albicocco intervista Lorenzo Spadoni, presidente di AIRU, l’Associazione Italiana Riscaldamento Urbano che ha voluto la ricerca presentata nel nostro articolo.

Ascolta l’intervista>>>


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