L’innovazione comincia a quaranta anni

Secondo una ricerca ripresa dalla Technology Review, gli startupper di successo hanno in media 39 anni

Tendiamo a pensare che, a differenza di quanto accade in Italia, in Silicon Valley le possibilità di successo siano inversamente proporzionali all’età: chi invecchia è perduto. Tendiamo inoltre a pensare che sia in Italia sia negli Stati Uniti ciò che più conta sia il dato anagrafico: avere una certa età, in Italia, essere giovani in California. Le vicende di Facebook, Tumblr, PayPal etc. hanno definito lo stereotipo dello startupper californiano: giovane, geniale e vagamente sociopatico. Meglio dunque lasciare da parte gli studi e realizzare il proprio progetto imprenditoriale finché si è in tempo. Troppa cultura rischia di impaludare un’idea fresca, avvelenandola con la soggezione a un passato ormai sepolto.

Una ricerca recente della Kaufman Foundation, ripresa nel numero di aprile della Technology Review del MIT, mette in discussione tutto questo. A fronte dei pochi casi noti di giovanissimi imprenditori di successo, la grande maggioranza delle startup di successo nasce tardi: i fondatori hanno un’età media di 39 anni e una formazione universitaria di medio-alto livello. Più nel dettaglio, le iniziative di successo sono il doppio per gli over 50, rispetto agli under 25, e per gli over 60, rispetto agli under 20. Queste cifre quadrano con quelle di un’altra ricerca, – di Benjamin F. Jones, della Kellogg School of Management – sull’età media dei premi Nobel, al momento della “scoperta”: anche in questo caso 39 anni. E, ciò che più conta, sembra che questo dato sia destinato a crescere: l’età del successo si sposta sempre più in là.

Le cose non cambiano, dunque, in Italia, Brasile, Irlanda o Stati Uniti. Ciò che veramente sembra fare la differenza e costituire un fattore chiave dell’incubatore Silicon Valley, sembra essere connesso indissolubilmente all’American Way of Business: il fallimento non è mai una fine, ma parte integrante del percorso di affermazione di un progetto. In California, dunque, ci si rialza in piedi e si riparte. Questo sembra essere un elemento cruciale, che garantisce la ricettività del tessuto imprenditoriale maturo rispetto alle idee giovani, meno strutturate sul piano economico, ma spesso capaci di rompere col passato e aprire possibilità di business ancora inesplorate.

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