Francesca Velani: «cultura e nuove tecnologie, un binomio vincente»

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Intervista a Francesca Velani, direttore di LuBeC, alla scoperta del Welfare culturale e delle periferie culturali

Tecnologia e cultura, pubbliche amministrazioni e privati, sono questi i mondi che si incontrano a LuBeC 2016. Mondi ritenuti, erroneamente lontani, ma che in realtà, anche grazie alla rivoluzione digitale che ci sta investendo, sono sempre più vicini e collaborano. Processo di convergenza vieppiù indispensabile, soprattutto se si pensa all’emergenza economica italiana e alle potenzialità finora inespresse dal Paese. 

«Per questo infatti – spiega Francesca Velani Direttore di LuBeC da dodici anni – abbiamo in programma 18 incontri con PA, enti locali e privati, una rassegna espositiva e la possibilità di organizzare incontri b2b. In questo senso l’appuntamento del 13 – 14 ottobre ha l’ambizione di dare un quadro del panorama dei rapporti tra pubblico e privato dal punto di vista della valorizzazione del patrimonio culturale. Vogliamo dare l’idea di dove stiamo andando, puntiamo ad aggiornare e formare chi ha intenzione di lavorare nel campo dei beni culturali, il tutto spiegando quali sono le nuove opportunità, i nuovi strumenti sia in termini di processo, sia in termini di prodotti».bollo_lubec«Viviamo in un mondo in cui i contenuti sono sempre più importanti, non è un caso che quest’anno, come partner tecnologico, abbiamo Samsung – continua – perché siamo tutti sempre connessi ovunque, e perché, anche per la cultura, la tecnologia è un fattore abilitante che abbatte le barriere e da la possibilità di raggiungere pubblici diversi. La sfida è duplice: ampliare la fruizione senza abbassare la qualità, mantenere la profondità dei contenuti diventando divertenti e comprensibili per tutti, magari sviluppando diversi livelli di lettura. Ne sono straordinari esempi il Galata Museo del Mare con la sala della tempesta, Spazio al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano e le Gallerie dell’Accademia di Venezia dove i bambini giocando con i quadri scoprono l’arte in un modo più familiare alla loro età»

Sicuramente le opportunità offerte dalle nuove tecnologie sono importanti, così come è importante riuscire a sfruttarle senza banalizzare i contenuti o abbassare troppo i temi. Imparare non può e non deve essere solo divertente, bisogna anche sfidarsi su contenuti nuovi e complicati e magari fuori dalle nostre corde. In generale però la sfida di LuBeC è affascinante anche perché sembra voler stimolare la PA a volte considerata un buco nero, ma, al di là dei luoghi comuni, pronta a rispondere agli stimoli.  

«L’amministrazione pubblica è il maggior committente per questo settore e come tale, anche per definizione, è in grado di indirizzare il mercato. Proprio per questo nel 2011 abbiamo realizzato un rapporto (TE.BE.) per capire quale sia il ruolo e il posizionamento del pubblico e quale quello del privato. Il risultato è stato individuare un cretto nel mercato. E da quella riflessione è nata, grazie e con il DPS, una guida che supporta la PA a scrivere dei bandi in grado di spingere le PA a comprare innovazione nel settore dei beni culturali. Molto in ogni caso è stato fatto. Un caso particolarmente interessante è il bando da 500 milioni per il recupero delle periferie – anche periferie culturali – recentemente chiuso, un bando che ci porta a riflettere sul concetto di welfare culturale».

Cioè?
«La carenza di fondi ha spinto verso la privatizzazione di servizi culturali, per questo è nata l’esigenza di garantire il libero accesso alla cultura, perché, se definiamo il welfare culturale come il sistema delle politiche pubblico-privato che mirano a garantire a tutti la fruizione della cultura come servizio indispensabile, si da forza alla cultura come elemento necessario al raggiungimento del benessere e all’innalzamento della qualità della vita. Da qui deriva il concetto di “periferie culturali”, non più luoghi lontani dai centri delle città, ma è quei luoghi, ovunque siano, dove si ha difficile accesso a servizi culturali»

Quali sono le altre iniziative su cui state lavorando e che tratterete nei vostri workshop?
«Abbiamo un’interessante conferenza su l’alternanza scuola-lavoro uno strumento attraverso il quale si può favorire la relazione tra pubblico-privato e nuove tecnologie. Il convegno sarà l’occasione per misurare i risultati del primo anno di sperimentazione presentando alcuni progetti pilota. Poi, a proposito di best practice, abbiamo implementato la Rete Città della Cultura dove attraverso la raccolta e la messa  in collegamento dei casi di successo promuoviamo la programmazione strategica della cultura, come volano e strumento per lo sviluppo dei territori. Infine, con l’obiettivo di costruire reti reali in vista del 2019, anno in cui Matera sarà Capitale Europea della Cultura, abbiamo organizzato un talk con la Regione Basilicata sul tema dello spettacolo, che sarà un’ottima occasione per tutti coloro che vogliono sviluppare nuovi progetti nel settore».

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