Dal sito della Voce.info una riflessione di Daniele Checchi e Enrico Rettore

Le attrezzature informatiche migliorano gli apprendimenti degli alunni? Prima di investire nuove risorse pubbliche nell’acquisto di tablet o lavagne multimediali servirebbero risposte basate su dati e rigorosa valutazione di efficacia degli esperimenti pilota. L’esperienza del progetto Cl@ssi 2.0.

INFRASTRUTTURE SCOLASTICHE: LA SITUAZIONE
La dotazione infrastrutturale della scuola italiana è carente. Ne è un preoccupante indicatore la manutenzione degli edifici scolastici. Se prendiamo per esempio l’ultima indagine svolta da Legambiente, il 32,5 per cento delle scuole necessita di interventi urgenti e solo il 30,9per cento è dotato di certificati essenziali come quello della prevenzione incendi.
 La situazione appare particolarmente degradata nelle aree meridionali del paese, anche a causa del prosciugarsi delle risorse a disposizione degli enti locali, che dovrebbero assicurare la fruibilità degli edifici scolatici.
 Le circostanze non appaiono migliori dal punto di vista della dotazione di attrezzature. Se utilizziamo la banca dati de La scuola in chiaro osserviamo che meno della metà delle classi italiane dispone di una connessione a internet, e poco più di un quarto possiede una lavagna interattiva multimediale (Lim).
Questi dati ci segnalano un rischio di sotto-investimento pubblico nella formazione delle nuove generazioni, anche se non abbiamo alcuna certezza che una miglior qualità degli edifici e una maggior dotazione di attrezzature si traduca ipso facto in un miglioramento degli apprendimenti. I test, sia internazionali (Timss, Pisa) che nazionali (Invalsi), segnalano l’esistenza di un divario territoriale negli apprendimenti a sfavore degli studenti meridionali, che non sappiamo ricondurre a cause univoche. In particolare, non siamo in grado di concludere che a causarlo sia la sotto-dotazione di risorse che caratterizza le scuole meridionali.

ATTREZZATURE DIGITALI E APPRENDIMENTO

La ricerca accademica sul tema è molto cauta e divisa nell’individuare una relazione stretta tra attrezzature e apprendimenti. E tuttavia dal punto di vista delle politiche scolastiche sarebbe essenziale poter raggiungere qualche certezza al riguardo. Si pensi per esempio alla presenza di attrezzature informatiche: servono o non servono nel migliorare il livello degli apprendimenti?
Molti insegnanti sostengono che le attrezzature informatiche migliorano il livello di coinvolgimento degli alunni, perché valorizzano competenze non tradizionali, possedute anche da ragazzi con basso rendimento scolastico. Ma se il maggior coinvolgimento degli alunni permettesse anche un miglioramento delle pratiche didattiche, laddove si investe di più si dovrebbero riscontrare miglioramenti nella formazione delle competenze. Lo stesso disegno di legge sulla buona scuola in discussione in Parlamento sembra riconoscerlo dal momento che prevede la realizzazione di un Piano nazionale scuola digitale finalizzato anche al “(…) potenziamento degli strumenti didattici e laboratoriali necessari a migliorare la formazione e i processi di innovazione delle istituzioni scolastiche” (articolo 5 comma 3 lett. b).
Non possiamo tuttavia limitarci alle impressioni soggettive di insegnanti o alunni per valutare i risultati, e tanto meno per decidere se investire risorse pubbliche aggiuntive (o distratte da altri usi) nell’acquisto di attrezzature. Avremmo bisogno di maggiore certezza sull’efficacia didattica per decidere dove allocare la spesa pubblica. Questo approccio viene indicato in letteratura come evidence based policy (politiche basate sull’evidenza), perché subordina le scelte pubbliche a una rigorosa valutazione di efficacia.

LA VALUTAZIONE DEL PROGETTO CL@SSI 2.0

Purtroppo anche su questo terreno scontiamo un ritardo, sia culturale che organizzativo, da parte degli enti preposti, ministero dell’Istruzione in primis. Valga a titolo esemplificativo la valutazione condotta da chi scrive sul primo progetto Cl@ssi2.0.
Al fine di verificare l’impatto dell’investimento di risorse significative in attrezzature digitali, nel 2010 il ministero dell’Istruzione lanciò un bando per distribuire 30mila euro a 156 classi di prima media, con lo scopo di analizzare gli impieghi più efficaci dal punto di vista delle pratiche didattiche. Grazie all’impegno di Fondazione per la scuola e Fondazione G. Agnelli fu possibile individuare un gruppo equivalente di classi di controllo nelle stesse scuole e sottoporre gli alunni a test sugli apprendimenti all’inizio dell’esperimento.
In assenza di obbligo di rendicontazione, non si conosce con esattezza come le scuole abbiano di fatto speso i fondi. Dalle interviste effettuate in una parte delle classi beneficiarie del finanziamento straordinario si evince che i fondi sono stati utilizzati per l’acquisto di lavagne interattive (laddove non fossero già presenti), per tablet e e-reader, per videoproiettori e via via fino ad alcune attrezzature specialistiche, quali sintetizzatori di suoni o microscopi elettronici.
Al termine del ciclo triennale della scuola media, gli stessi alunni appartenenti sia alle classi beneficiate dal finanziamento sia a quelle di controllo sono stati nuovamente sottoposti a test, per verificare possibili effetti delle attrezzature sugli apprendimenti. I risultati sono abbastanza deludenti, specialmente se rapportati all’entità dell’investimento per studente (circa 1.200 euro): in media non si identifica alcun miglioramento nei risultati dei test sia di italiano che di matematica; se si tiene conto dell’eterogeneità delle origini sociali degli studenti, si trova un limitato effetto positivo per gli alunni che provengono da famiglie svantaggiate culturalmente.
Non siamo stupiti della pochezza dei risultati, ci sono altri lavori in letteratura che trovano effetti nulli della disponibilità di attrezzature sugli apprendimenti. Ci sono molteplici possibili ragioni: la più semplice è quella della “contaminazione” tra trattati e controlli (cioè gli insegnanti delle classi beneficiarie hanno condiviso le nuove attrezzature anche con gli alunni delle classi di controllo), ma ci si potrebbe anche spingere oltre (sostenendo che alcune attrezzature non servono per migliorare gli apprendimenti). Quello che tuttavia sorprende di più è che il ministero proceda caparbiamente nell’investire risorse nell’Ict pur senza avere risultati certi sulla loro efficacia didattica.

Ndr.
Quanto è stato fatto fin’ora?

Programma il Futuro
Scarica il: Monitoraggio dell’andamento del progetto (settembre 2014 – gennaio 2015)
MIUR – CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica) by Centro Ricerche Themis


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