Osservatorio Strategico Prospettive 2015

Dal Centro Militare Studi Strategici le previsioni per il 2015

PREFAZIONE
Gen. D. Nicola Gelao

Nel solco di un appuntamento annuale che ormai può dirsi aver assunto carattere di regolarità, si è provveduto anche quest’anno alla elaborazione del volume “Prospettive
2015” del CeMiSS.

Prima di toccare alcuni dei punti più rilevanti dell’opera, è opportuno delineare la specificità delle Prospettive. Esse non sono un riassunto di fine anno, nè una raccolta d’opinioni informate semplicemente espresse da un autorevole gruppo di ricerca. Vogliono qualificarsi tra i prodotti più avanzati in materia di analisi previsione regionale/settoriale e globale, pensate per le esigenze del decision-making e per fornire un contributo fattivo al dibattito internazionale, sfruttando sinergicamente i nuovi contributi degli studiosi del CeMiSS.

Quest’anno, in un continuo sforzo evolutivo, abbiamo particolarmente messo a fuoco il carattere predittivo delle Prospettive, concentrando le indicazioni più importanti negli executive summary e combinando l’analisi specialistica delle sezioni tematiche, con la visione generale della parte dedicata all’analisi globale. Il lettore è quindi libero di combinare gli input generali con quelli specialistici e viceversa, fruendo di un’adeguata diversità d’approcci e contributi. Sappiamo che l’analisi predittiva degli eventi è particolarmente rischiosa e che errare è un rischio presente, ma riteniamo che seguire questa strada, nella convinzione che non si può subappaltare del tutto all’esterno la propria analisi e percezione strategica, non possa che essere fruttuoso per migliorare un dibattito talvolta generico e vago, contribuendo con un concreto apporto allo studio delle dinamiche globali e regionali.
L’indicazione operativa che scaturisce dall’insieme dell’opera si può tentare di riassumere nei seguenti punti:

  • il quadro globale è contrassegnato da fattori d’instabilità finanziaria, energetica, cyber e climatica che condizioneranno i vari scacchieri in modo più o meno incisivo;
  • i teatri in cui operano le nostre differenti missioni internazionali (tra cui Afghanistan, Libano, Balcani, Mare Arabico, Oceano Indiano ecc..) rischiano di essere condizionati o da crescenti instabilità o da attori regionali in cerca di spazi strategici da consolidare o ampliare;
  • il ruolo guida degli Stati Uniti non è ancora visibilmente contestato, ma si esplica in configurazioni differenti rispetto al passato e con modalità più sfumate di prima, frenate anche dai nuovi equilibri interni postelettorali;
  • Cina e India si preparano a ridefinire i propri ruoli internazionali con effetti già avvertibili a livello regionale e nel Mediterraneo;
  • l’Italia e i suoi partner saranno impegnati a gestire un vasto arco di crisi ed insicurezza dall’Ucraina alla Mauritania in cui le dinamiche del jihadismo e delle entità politiche de facto sono conseguenza anche del collasso di almeno quattro stati nell’area, possibilmente seguito da serie turbolenze negli stati produttori petroliferi e influenzato dalle ripercussioni di diversi crisi in Africa;
  • la Russia punterà a consolidare la situazione in Ucraina, nonostante serie difficoltà economiche indeboliscano il proprio monopolio energetico regionale.

SINTESI OPERATIVA
Gen. D. Nicola Gelao

Ancora una volta, nel concludere il monitoraggio dei principali processi politici e strategici, il Ce.Mi.S.S. tenta di riassumere la natura degli eventi che maggiormente hanno caratterizzato l’anno che si chiude e di porre in rilievo i probabili sviluppi dell’anno che si apre. Ne consegue che, come già nel caso delle passate edizioni, i contenuti del volume “Prospettive 2015” non si riducono a una anticipazione dei fatti, tentandone la previsione, ma vogliono offrire gli strumenti idonei a favorire una quanto più possibile accurata comprensione del mondo contemporaneo, caratterizzato da una evoluzione continua di tutti i principali processi politici in corso.
Anche la conclusione della missione ISAF, che porta a compimento la più lunga operazione finora condotta dalla NATO, non chiude completamente la storia della presenza occidentale in questo paese. L’impegno continuerà in altre forme, confermando il ruolo di Germania, Italia, Stati Uniti e Turchia, perché  le forze di sicurezza afghane non sono in grado di far fronte a Gruppi di Opposizione Armata sempre più forti. Al momento sembra probabile un orizzonte afghano politicamente debole, ma il fenomeno insurrezionale potrebbe determinare il collasso dello stato afghano. Molto dipenderà dalla capacità del governo afghano di mantenere un equilibrio tra i gruppi di potere. In ogni caso, è opportuno prendere atto che la dottrina contro-insurrezionale adottata in Afghanistan non si è dimostrata del tutto efficace.
Nord Africa, Levante Mediterraneo e Golfo Persico continueranno a essere il teatro di un vasto e complesso confronto regionale che contrappone l’Arabia Saudita e alcune delle monarchie del Golfo da una parte, l’Iran e la Fratellanza Musulmana dall’altra. Quella che molto banalmente è spesso erroneamente presentata come una guerra interreligiosa tra le due principali confessioni dell’Islam è invece un tentativo di continuità e sopravvivenza delle élite arabe del Golfo. Dinamiche squisitamente locali competono poi sul piano della supremazia ideologica e militare, in una logica nella quale a un vincitore deve corrispondere sempre uno sconfitto, impedendo di fatto il determinarsi di politiche inclusive. In questo contesto, non accenna neppure a diminuire la difficile crisi tra Israele e Palestina, dove anzi si registrano nuovi fattori di ulteriore deterioramento.
Nonostante alcune persistenti criticità, l’Africa continuerà nel prossimo anno il percorso che la sta portando dalla dipendenza dall’aiuto allo sviluppo, alla crescita economica fondata sul commercio e incardinata nella mondializzazione economica, sicché non è più la destinazione finale degli aiuti e della solidarietà internazionali, bensì il luogo per eccellenza degli investimenti globali. Il rapporto tra l’Italia e l’Africa non appare del tutto adeguato rispetto alle sfide del futuro. Il recente vertice Unione Europea-Africa ha dimostrato come i singoli interessi nazionali contribuiscono a minare l’unità d’intenti paneuropea, rendendo intermittente l’efficacia della politica estera europea in Africa. In questo quadro s’inserisce il ritardo della risposta internazionale per il contenimento dell’epidemia del virus Ebola. Nel frattempo, la Cina, attraverso una strategia volta al controllo totale dell’Africa, cerca di aggirare gli ostacoli e i vincoli del commercio internazionale.
All’inizio del 2015 sembra ormai chiaro che la Crimea sia destinata a restare parte integrante della Federazione Russa e le repubbliche separatiste a divenire, verosimilmente, stati a sé, con o senza il riconoscimento della comunità internazionale. La Federazione Russa si è così assicurata la permanenza nel Mar Nero e una zona cuscinetto al suo confine occidentale. D’altra parte, la crisi economico-finanziaria, rischiando nel medioperiodo una crescita delle tensioni sociali, costringe le autorità russe a rivedere i programmi di investimenti e di spesa. Il partenariato rafforzato con la Cina e l’avvio di più stretti rapporti con la Turchia evidenziano il tentativo di ridurre gli scambi con l’Unione Europea e di cercare nuovi mercati in regioni prima considerate secondarie. Infine, Caucaso e Asia Centrale risultano interessati dall’estremismo dei “foreign fighters” in Siria e Iraq ma, per il momento, tale minaccia sembra più potenziale che imminente.
I conflitti in corso in Siria e in Ucraina, appena oltre i confini dell’Europa Sud Orientale, ne hanno plasmato le dinamiche geopolitiche. Con tutta probabilità, anche nel prossimo anno le dinamiche politiche di questa regione saranno caratterizzate dalle ricadute che questi due conflitti extraregionali avranno tanto sull’area quanto sui singoli paesi, nonché sull’evoluzione delle politiche integrazioniste di Unione Europea e NATO. Interessante notare come Turchia e Federazione Russa hanno avviato un parallelo processo di differenziazione e allontanamento dall’Europa e dall’Occidente, chiudendo, almeno in parte, le finestre di dialogo strategico che entrambi i paesi avevano tenuto aperte nel decennio precedente e che aveva un suo spazio di contatto fluido proprio nell’Europa Sud Orientale, regione in cui i tre “esteri vicini” di Europa, Russia e Turchia si sovrappongono. Per il momento, l’esito di questo processo sembra una generalizzata riduzione del “soft power” turco ed una spaccatura tra i paesi dell’area tra filo-russi e anti-russi.
Le iniziative per la Politica di Sicurezza e Difesa Comune dell’Unione Europea nel 2015 continueranno soprattutto a riguardare l’applicazione delle decisioni del Consiglio Europeo del dicembre 2013. La crisi ucraina è considerata la principale minaccia alla sicurezza europea, da cui consegue un’Europa della difesa con tendenze opposte. In questo quadro, il Regno Unito sembra acquistare un ruolo di protettore europeo dei paesi settentrionali e centro-orientali nonostante le preoccupazioni dovute ai tagli al bilancio della difesa e la loro influenza sulla riorganizzazione dello strumento militare. Da parte sua la Francia ha limitato i tagli al bilancio della difesa mentre in Germania il predominio economico non corrisponde a quello politico-militare. Per l’industria prosegue la riorganizzazione dei perimetri settoriali volta a realizzare nuovi consolidamenti e deconsolidamenti di attività in tutta Europa.
Nel settore del Pacifico occidentale Stati Uniti e Cina si fronteggiano cautamente per la supremazia nell’Asia del Pacifico. Sul piano politico il 2014 è stato un anno poco felice.
Nuovi e vecchi autoritarismi continuano a persistere. La Corea del Nord rimane totalitaria e militarista mentre si fanno più insistenti le voci riguardo a un nuovo esperimento nucleare. Alcune aperture, come il risultato elettorale indonesiano o la fine della dittatura nelle isole Fiji, compensano la permanenza di regimi autoritari. Costanti le tensioni in ambito marittimo. La Cina cerca di consolidare le proprie posizioni, mentre gli altri attori cercano di limitarne le ambizioni. I pochi segnali distensivi sono in realtà avvenimenti episodici. Le tensioni nel Mar Cinese Meridionale continuano ad alimentare la crescita delle spese militari. Inoltre, la presenza di molti asiatici nelle file dell’ISIS potrebbe condurre una nuova stagione di violenze.
In Cina, le fibrillazioni che si sono registrate nel 2014 sono state il prodotto del braccio di ferro consumatosi all’interno del Partito Comunista Cinese (PCC). Una imponente campapagna anti-corruzione ha consentito a Xi Jinping a esautorare parte dei suoi principali oppositori politici, mentre i focolai di tensione regionale sono stati utilizzati dall’opposizione interna per indebolire la leadership riformista. La fine di questo confronto permette di ipotizzare per il prossimo anno un allentarsi delle tensioni regionali e il progredire di un processo di integrazione economica tra Giappone, Corea del Sud e Cina, una più stabile cooperazione con gli Stati Uniti e la ripresa di un processo riformista volto all’attuazione dei diritti e degli istituti sanciti dalla Carta costituzionale della Repubblica pur senza creare le condizioni per l’estinzione politica del PCC. Bloccare tale processo non sembra un’opzione indolore tanto che potrebbe condurre la Cina continentale ad eventi del tipo di quelli verificatisi ad Hong Kong.
In India, l’esecutivo di maggioranza guidato da Narendra Modi ha iniziato a ridefinire le proprie alleanze regionali anche al di là dei confini dell’Asia del Sud, andando alla ricerca di partner in grado di sostenere il paese sia economicamente sia strategicamente. Il successo di tale strategia dipenderà dalle capacità di Modi di confermarsi un leader affidabile, di consolidare quel clima di dinamismo e di consenso fondamentale per amplificare gli effetti positivi delle riforme interne e di convincere i suoi nuovi alleati a svolgere un ruolo attivo nella rinascita dell’India.
A complicare la situazione intervengono le incognite di Pakistan, Cina e Stati Uniti. L’eventuale richiesta da parte dei nuovi partner di una posizione più esplicitamente anti-cinese rischia di mettere Modi in grosse difficoltà, soprattutto se questo avverrà in una fase in cui India e Stati Uniti non avranno trovato un accordo sulle priorità di un’alleanza ancora tutta da costruire.
Infine, è ragionevolmente probabile che nel prossimo biennio si concluda l’accordo di libero scambio UE-Mercosur, e lo stesso vale per la  firma del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), se non entra in stallo per volontà del congresso statunitense. Nel caso, l’America del Sud riuscirà ad ancorarsi nel mercato atlantico e quindi indirettamente anche agli Stati Uniti in un quadro bilanciato. Qualora invece il TPP (Trans Pacific Partnership) non si concretizzasse, l’America Latina dovrebbe evitare la spaccatura tra il sottogruppo della Alianza del Pacifico ed il resto della regione. Intanto, la presenza di Pechino continuerà a svilupparsi nell’area pur in condizioni di rallentamento economico e tenendo conto delle situazioni di crisi locali. La minaccia del crimine organizzato e del narcotraffico continuerà ad essere una pesante costante in molti paesi tranne che forse in Colombia. In Messico, persiste il rischio del consolidamento dei due grandi cartelli sullo sfondo della frammentazione di quelli minori con annessa proliferazione di milizie cittadine.
Negli approfondimenti realizzati a cura dei singoli studiosi, sarà agevole per il lettore arricchire o focalizzare le proprie riflessioni. La base di questa sintesi prospettica rivolta al 2015, rimane comunque il lavoro di monitoraggio eseguito attraverso l’intero 2014 e sovrapposto alle prospettive a sua volta delineate a fine 2013.

PARTE I
PROSPETTIVA GENERALE

di Alessandro Politi

VISIONE GLOBALE

Dall’analisi integrata degli sviluppi a livello globale risultano essere rilevanti i
seguenti rischi:
• Il crollo dei prezzi petroliferi può avere effetti seri sull’Iran, sviluppi da seguire con molta attenzione in Algeria e sorvegliare nei petrostati del Consiglio di Cooperazione del Golfo, nonostante l’ovvio ruolo stabilizzante dell’Arabia Saudita. Più a lungo i prezzi si collocheranno in una forchetta tra i $50-60, maggiori saranno i rischi per quasi tutti i paesi produttori dentro e fuori l’OPEC. Due effetti collaterali saranno il peggioramento delle relazioni tra Stati Uniti ed Arabia Saudita nonché il rischio di bancarotta per il Venezuela.

• Lo sviluppo delle attività di Daesh (ISIS) nella terra di nessuno tra Siria ed Iraq, insieme agli effetti della crisi petrolifera, può incidere pesantemente sulla stabilità di Libano e Giordania.

• L’aumento dell’indebitamento a livello globale, la mancanza di regole nei sistemi finanziari ombra di Cina e Stati Uniti, insieme a nuovi indebitamenti nei mercati emergenti, specie africani, inducono a temere lo scoppio di un’altra importante crisi finanziaria nei prossimi due anni con forti effetti globali e regionali, inclusi BRICS e mercati emergenti.

• In un simile scenario la crisi ucraina può subire ulteriori contraccolpi, tenendo conto della pressione economica cui sarà sottoposta la Russia in misura superiore a quanto prevedibile con le sanzioni.

• In materia di rischi climatici non si può ipotizzare una loro riduzione significativa nel prossimo biennio, nonostante il recente accordo Cina-USA sulla riduzione delle emissioni d’anidride carbonica perché dal punto di vista dei requisiti scientifici è insufficiente.

• Lo sviluppo dell’ICT rischia di essere condizionato negativamente da due tendenze problematiche: la rinazionalizzazione di internet dopo lo scandalo delle intercettazioni globali dell’NSA e l’ulteriore globalizzazione delle reti di cibercrimine.

Segue qui


CONTATTI

Ministero della difesa

In this article