Reggio Calabria, 27 febbraio alle ore 10, al GOM, il Grande Ospedale Metropolitano, una buona occasione per vedere in dettaglio come stanno le cose

Il nome, oggi, [ Covid-19 da Wuhan, come è stato tempo fa per Mers-CoV in almeno 21 paesi della penisola arabica (e non solo), e come fu per il più noto SARS-CoV nel 2002 da Gaungdong, di nuovo in Cina.
A ondate ricorrenti, agenti patogeni reali ed effettivamente potenzialmente pericolosi, incrociano timori millenaristici. Una tradizione allarmistica che riuscì a diffondersi persino ai virus digitali. Si ricorderà, infatti, l’Y2K bug, il “millenium bug”, il virus informatico che al cambio di data, dal 31 dicembre 1999 al 1° gennaio del nuovo millennio, avrebbe dovuto spegnere tutti i sistemi di elaborazione dei dati e, con loro, l’intera civiltà planetaria.

Le emergenze sanitarie del mondo globalizzato generano comprensibile inquietudine che non deve essere affrontata dagli esperti con sufficienza. Sono emergenze che vanno gestite attentamente e con grande responsabilità, la stessa che bisogna usare nei processi di comunicazione utili alla migliore informazione della pubblica opinione. Per esempio, che potessero emergere in Italia dei casi di infezione era un dato scontato. Ora che si è verificato non va bene che la notizia esploda come un fatto di incredibile gravità.

A Reggio Calabria il GOM, il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, ha messo in campo un incontro all’altezza dei problemi di divulgazione della vicenda Corona Virus.

Il prossimo 27 Febbraio, alle ore 10, una serie di oratori interverranno sul tema:

  • Dott. Giuseppe Foti, Direttore dell’U.O.C. Malattie Infettive del GOM;
  • Prof. Massimo Andreoni, Docente a Tor Vergata e Direttore Scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali;
  • Direttore di Sanità dell’Arma dei Carabinieri, Generale Vito Ferrara.

Le conclusioni sono affidate al Viceministro della Salute, il Senatore Professor Pierpaolo Sileri.

L’incontro sarà moderato da Pino Donghi.

Comunicare il rischio chiede una straordinaria attenzione ai processi informativi e l’adozione di strategie consapevoli che mettono al centro la trasparenza, la gestione dell’incertezza e la percezione collettiva dei rischi. Miti, credenze, opinioni diffuse quanto – troppo spesso – non supportate da elementi di reale comprensione del fenomeno, confondono l’opinione pubblica e complicano l’adesione ai comportamenti effettivamente utili dei cittadini. Efficacia e opportunità di questi ultimi sono invece garantite dalle evidenze socio sanitarie comunicate dagli esperti del settore.

Insieme alla partecipazione, l’appuntamento al G.O.M. contribuisce, infatti, alla migliore definizione di un modello di comunicazione del rischio secondo un processo di medicina partecipativa che vede nel “pubblico” un soggetto attivo, partner delle strategie di comunicazione e alleato del medico.
L’alleanza terapeutica non solo ribadisce la centralità del paziente nel processo di cura, ma vaccina contro la diffusione del panico, un virus spesso più insidioso e incontrollabile di quelli che la ricerca scientifica è più che attrezzata per combattere.

Locandina 

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