Servizi crowd-based per le città digitali del futuro

Il rapporto tra tecnologia e partecipazione. Per conoscere gli EIT ICT Labs, una intervista a Nicola Doppio, Project Coordinator dei Living Labs di Trento

I laboratori ICT dell’European Institute of Innovation and Technology raccolgono ricercatori, università e imprese, cercando di costituire un network di promozione del ruolo di leadership dell’Europa nel miglioramento della qualità della vita grazie all’ICT. Uno dei nodi di questa rete è italiano e ruota attorno a Trento: TrentoRISE fa da capofila a un gruppo di centri di ricerca e aziende che comprende i Politecnici di Milano e Torino, la Scuola Superiore Sant’Anna,  l’Università di Bologna, Engineering, Poste Italiane, ST Microelectronics, FIAT Research e altri.

Agli ICT Labs di TrentoRISE non lavorano solo informatici e ingegneri, ma anche sociologi ed esperti di marketing. Una delle peculiarità del progetto italiano, infatti, è il focus sulla partecipazione pubblica e sulle nuove possibilità di partecipazione e conoscenza che sono aperte dalla ricerca ICT. La diffusione degli smartphone, per fare l’esempio più noto, se valorizzata in senso partecipativo, può abilitare le persone a fornire una serie di dati e a usufruire di una serie di servizi senza precedenti. Grazie a questi strumenti la folla può diventare Smart (SmartCrowd) e il territorio trasformarsi in un laboratorio di nuove tecnologie cui prendono parte tutti.

Per approfondire questo punto si può ascoltare l’intervista di Moebius – la trasmissione scientifica di Radio 24 – a Nicola Doppio, Project Coordinator dei Living Labs di TrentoRISE.

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Un altro approfondimento interessante sul tema è il report degli EIT ICT Labs, a firma di Tuomo Tuikka e Mari Ervasti, sulla diffusione dei servizi crowd-based per le città digitali del futuro. Quella che, a parere degli autori, si sta formando è una galassia di tecnologie e comportamenti che metterà al centro i cittadini, la folla di utenti e consumatori che popola le città. Saranno i cittadini a fornire la materia prima per i processi computazionali (i dati raccolti dai loro smartphone e dalla sensoristica distribuita nelle case, nei mezzi di trasporto, negli uffici) e sarà l’intelligenza collettiva risultante dall’unione di molti cittadini in una folla a processare, con l’aiuto delle macchine, questi dati, per produrre nuove informazioni. Internet of things, mobile devices e crowdsourcing, dunque, tenderanno sempre di più a formare un sistema tecnologico unificato, avente come spazio di riferimento la città digitale: una smart city che dovrà diventare una learning city, una città che apprende. Il tutto, ovviamente, avverà nel quadro di riferimento dell’epoca dei big data, in cui ormai siamo entrati: creiamo così tanti dati che il 90% dei dati del mondo è stato creato negli ultimi due anni.

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