Si mangia con la cultura?

La ricerca di UnionCamere e Fondazione Symbola sul sistema culturale italiano

E’ stato pubblicato a fine giugno il rapporto 2013 “IO SONO CULTURA. L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi“, a cura di UnionCamere, Fondazione Symbola per le qualità italiane, Regione Marche (per scaricare il rapporto clicca QUI).

Un primo dato di interesse è il dimensionamento del settore culturale in Italia: “Le imprese del sistema produttivo culturale (tra industrie culturali propriamente dette, industrie creative – attività produttive ad alto valore creativo ma ulteriori rispetto alla creazione culturale in quanto tale – patrimonio storico artistico, performing arts e arti visive) sono, nel 2012, quasi 460 mila, il 7,5% del totale delle attività economiche nazionali.

In crescita del 3,3% sul 2011, circa tre punti percentuali in più rispetto a quanto rilevato per l’intero tessuto imprenditoriale italiano. A queste imprese dobbiamo 75,5 miliardi di euro di valore aggiunto (il 5,4% del totale; che diventano 80,8 miliardi, 5,8%, se includiamo pubblica amministrazione e non profit). In queste imprese lavora il 5,7% del totale degli occupati del Paese, quasi 1,5 milioni di persone: +0,5% in un anno, mentre l’economia perdeva lo 0,3%.

L’export del sistema, triplicato nel corso di vent’anni, ha superato nel 2012 i 39 miliardi di euro. E il saldo commerciale registra un attivo di 22,7 miliardi, record da quando esiste l’euro”.

Altro elemento di riflessione è l’indotto del sistema culturale, su altri settori: “La cultura vanta, per dirla tecnicamente, un moltiplicatore pari a 1,7: per ogni euro di valore aggiunto ne attiva – nel commercio, nel turismo, nei trasporti, ma anche in edilizia e agricoltura – altri 1,7.

Gli 80,8 miliardi prodotti nel 2012 dal sistema culturale nel suo complesso, quindi, ne mettono in moto altri 133, arrivando, tra diretto e ‘indotto’, a 214,2 miliardi. Il 15,3% dell’economia nazionale”.

Lo studio continua con la classificazione delle imprese, divise tra industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico-artistico architettonico, performing arts e arti visive, le interazioni tra le diverse forme di impresa, e la distribuzione delle imprese regione per regione e poi su base provinciale.

La numerosità delle imprese in province con un’alta presenza industriale (Milano, Monza, Lecco, Como sono tra le prime dieci province italiane) sembra confortare una delle tesi della ricerca, ovvero lo stretto legame tra cultura e industria manifatturiera.

Riguardo allo sviluppo del sistema culturale, dal 2011 al 2012 aumenta in tutte le regioni il numero delle imprese culturali registratele, tranne che in Molise.

E poi ancora il ruolo dei giovani, delle donne e dei cittadini stranieri, il tema dell’occupazione, i rapporti tra cultura e turismo, uno sguardo sull’Europa, gli strumenti per rafforzare il settore, e per concludere un focus sulle quattro tipologie di impresa culturale, e sulle loro specificità.

Il rapporto, alla sua terza edizione, è una fonte di dati e riflessioni utile per quanti operano nel settore culturale e per le PP.AA., anche in funzione della definizione  di politiche culturali a sostegno dell’innovazione e dello sviluppo territoriale.


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